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Veline

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da "Oggi" n. 50 - 11/12/1952 - Le con le maschere di , Taranto ed Enrico De Nicola, della Palumbo, di Eduardo De Filippo, Nino Taranto al naturale, di Titina De Filippo e del fratello Peppino.

Ieri sera, come al solito, guardavo .

Stacchetto, truffa, pubblicità, servizio, truffa… e poi una specie di documentario che mi ha lasciato basita.

Il suddetto quasi documentario alla “La Storia siamo noi” era incentrato sulla figura della nel e tra una coscia e l’altra spiegava – con la voce suadente dell’affascinante Greggio – come la figura femminile sia sempre stata legata nel mondo dello spettacolo a paillettes, mutandine e reggiseni ridottissimi, mosse ammiccanti, labbra procaci e via discorrendo, partendo dai film di Totò fino ad arrivare alle ragazze del Drive In e come nei film stessi ci siano state voci di protesta (impersonate nell’esempio da loro fatto dalla magnifica Titina De Filippo) al loro indirizzo.

Ora, io adoro Striscia la Notizia. E’ un programma cinico, ironico, smaschera le truffe più e meglio di quanto non facciano le forze dell’ordine (è dimostrato che se un italiano è stato vittima di raggiro si rivolge in primis alla trasmissione e solo dopo ai carabinieri perché è sicuro che così almeno risolverà qualcosa) e diverte. Non ho però ben capito questa sorta di cammeo cosa ha voluto dimostrare. Che dato che la donna è sempre stata seminuda e sculettante in tv/film allora debba continuare ad esserlo? Che le critiche fatte alla pubblicità o alle trasmissioni che sfruttano il corpo della donna sono da bacchettoni moralisti e che sono inutili dato che il fenomeno è sempre esistito? Che questo è il suo destino se vuole fare film o spettacolo? Che mettono le mani avanti dato che anche loro fanno ballare sul bancone due ragazze che risparmiano sul tessuto dei loro pantaloncini?

Non voglio partire prevenuta né tantomeno fare la bacchettona moralista di cui sopra: so bene che un paio di gambe affusolate acchiappano più di un paio di gambe pelose e ben tornite e la minigonna la metto anche io.

Ma sinceramente non vedo il senso di fare una sorta di mini documentario insistendo sul fatto che la donna (giovane donna, sottolineamolo) in bikini ci sia sempre stata, c’è e probabilmente ci sarà sempre, non aggiungendo nient’altro. E mettendo in mezzo personaggioni del calibro di Totò poi, come se si volesse giustificare la cosa perché se pure ad un mostro sacro come lui piacevano le ballerine allora possono piacere pure a noi poveri mortali.

Attendo lumi.