Valar Morghulis

Poche ore fa è morto il mio uccellino.

Come sempre hanno fatto tutti i miei , si è accasciato sul fondo della gabbietta, si è trascinato in un angolo ed ha aspettato  Madama Morte.

Mi dispiace che se ne sia andato. Non sono riuscita a prenderlo “nudo”, ho dovuto avvolgerlo in un piccolo sudario e poi seppellirlo. Anche perché non avrei mai potuto buttarlo via, come fosse una cartaccia, o metterlo nella terra spoglio di ogni protezione.

Mi hanno sempre impressionato, gli uccellini morti. Se uno li afferra sente il loro piccolo corpo secco, svuotato dalla vita, e a me questa cosa ha spaventato fin da piccola. Credo sia perché non accetto che una cosina così tonda e morbida possa risultare così secca e dura al tatto.

Uccelli steampunk

E’ per questo che non ho provato a dargli un po’ di latte, quando ansimava sul fondo della gabbietta. Non so se lo sapete, ma c’è questa cura casalinga per gli uccellini, tramandatami da mio nonno, che, quando uno di loro ha preso un’infezione polmonare o simili, il latte li fa stare meglio. Non so se sia vero o per quale motivo funzioni, ma a volte, con qualche goccia di latte, si riprendono. Quando l’ho preso per versargliene un po’ nel becco, però, l’ho sentito già secco. E ho capito che ormai avrebbe campato ancora per poco. Così è stato, infatti.

La cosa strana è che, per tutto il tempo in cui mi sono occupata del suo “funerale”, non facevo altro che pensare: .

Pubblicato da Diario

Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

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