Ci penso da lontano da un altro mare un’altra casa che non sai

La chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione
Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po’
Per chi ha l’ anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio
A volte sogni di navigare su campi di grano
E nei ritorni quella bellezza resta in una mano
E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero
E tu da li mi sentirai se grido

Io non ho paura x4

Il tempo non ti aspetta
Ferisce questa terra dolce e diffidente
Ed ho imparato a comprendere l’indifferenza che ti cammina accanto
Ma le ho riconosciute in tanti occhi le mie stesse paure
Ed aspettare è quel segreto che vorrei insegnarti
Matura il frutto e il tuo dolore non farŕ piů male e adesso alza lo sguardo
Difendi con l’amore il tuo passato
Ed io da qui ti sentirò vicino

Io non ho paura x4

E poi lasciarti da lontano rinunciare anche ad amare come se l’amore fosse clandestino
Fermare gli occhi un istante e poi sparare in mezzo al cielo il tuo destino
Per ogni sogno calpestato ogni volta che hai creduto in quel sudore che ora bagna la tua schiena
Abbraccia questo vento e sentirai che il mio respiro è più sereno

Io non ho paura
Di quello che non so capire
Io non ho paura
Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura
Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà

(Ogni volta che l’ascolto penso a mia nonna)

Se dovessi dire quale genere musicale mi piace, non saprei rispondere.

O meglio, so che mi piace il jazz, e il rock, ma ci sono alcune canzoni che non so proprio dove mettere. Non sono mai stata una grande intenditrice di musica, e, eccetto le categorie classiche di cui sopra, più o meno facili da individuare, non sono proprio in grado di cogliere le sfumature.

Stamattina mi sono ricordata di una canzone ascoltata più di un anno fa; in realtà sapevo solo che mi piaceva tantissimo ma non mi venivano in mente né autore né titolo. Né, tantomeno, il motivo. Soltanto il font con cui era stato scritto il testo sul video di You Tube: Mayonnaise. Ora, tralasciando l’ironia discutibile della mia memoria, mi sono messa d’impegno, e, alla fine, l’ho scovata:

Bat For Lashes – Laura Lyrics

You say, that they’ve all left you behind
Your heart broke when the party died

Drape your arms around me and softly say
Can we dance upon the tables again?
When your smile is so wide and
your heels are so high
You can’t cry, put your glad rags on
And let’s sing along
To that lonely song
you’re the train that crashed my heart
You’re the glitter in the dark
Uh, Laura you’re more than a superstar
And in this horror show
I’ve got to tell you so
Uh Laura you’re more than a superstar
You say that you’re stuck in a pale blue dream
And your tears feel hot on my bed sheets
Drape your arms around me and softly say
Can we dance upon the tables again?
When your smile is so wide and your heels are so high
You can’t cry put your glad rags on and let’s sing along.
To that lonely song
You’re the train that crashed my heart
You’re the glitter in the dark

Uh, Laura you’re more than a superstar
You’ll be famous for longer then them
Your name is tattooed on every boy’s skin
Uh, Laura you’re more than a superstar
you’re the train that crashed my heart
You’re the glitter in the dark
Uh, Laura you’re more than a suṗerstar
And in this old horror show
I’ve got to let you know
Uh Laura you’re more than a superstar

[Lyrics to Laura performed by Bat For Lashes] First seen on Lyrics Premiere

[Un anno fa, il 22 gennaio, ho dato il mio ultimo esame]

Ieri, tornando a casa, ascoltavo “Chi te l’ha detto” degli Stadio alla radio.

C’è una frase, in quella canzone, che mi ha sempre dato i brividi: <<Perché stanotte ho toccato qualcosa di eterno>>.

E questo mi ha dato lo spunto per riflettere.

Eterno mi è sempre piaciuto, come aggettivo/sostantivo. Mi è sempre piaciuto il suono che produce, il modo in cui si pronuncia, l’idea che trasmette: di solennità e dignità. Un qualcosa di gigantesco che dura per sempre.

Per questo si è abituati a pensare che l’eterno sia qualcosa di una durata immensamente lunga.

Ma, mi dicevo mentre il panorama scorreva veloce al di là del finestrino, l’eterno può durare anche solo un momento. Può essere contenuto all’interno di un piccolo, minuscolo secondo, dentro un oggetto, un pensiero, una parola, un ricordo.

Il concetto di eterno è legato a noi stessi, a quello che facciamo e a come interpretiamo il mondo. E’ legato al significato che attribuiamo a ciò che ci accade o a quel che proviamo.

Per esempio, ogni volta che penso a questa parola, la prima immagine che mi viene alla mente è l’abbraccio prolungato che io e il mio amore ci scambiamo ogni settimana, quando torna dal suo lungo viaggio.

Quell’abbraccio, per me, è eterno. E, nel contempo, troppo breve.