This must be the place

Sabato sono andata a vedere questo film, “This must be the place” appunto, e, a dispetto delle critiche che ho letto copiose su questa pellicola e da parte di qualche spettatore che, per fare il figo, fa il bastian contrario, a me è piaciuto molto.

Mi sono piaciute le musiche, la storia, i paesaggi. Ammetto che alcune cose non mi hanno convinto: la solita pappa annacquata dell’Olocausto (sarò cinica ma a volte mi sembra che lo strumentalizzano per vincere qualche Oscar o per commuoverci) vista in molti altri film, alcune scene di una pesantezza (e quindi noia) inaudita, Sean Penn (Cheyenne) che vuole fare il diverso di turno e finisce per scopiazzare Edward mani di forbice. In ogni caso a me il film è piaciuto, e lo rivedrei. Adoro il personaggio di Cheyenne, un alienato, piccolo, magro corvo nero rimasto tra l’infanzia e l’adolescenza con una moglie tra la signora Minù e Wonder Woman con cui ha ancora soddisfacenti rapporti sessuali (a detta e solo per lei però). La cosa bella di questo personaggio è che pur essendo un bambino ha l’animosità di un vecchio bisbetico e sputa sentenze alquanto acide su qualunque cosa con fare sicuro di sé. Ma di personaggioni è pieno il film, dal tizio che presta la macchinona tutta amerigana al nostro al vero indiano (Cheyenne?) che vi salta dentro, alla chetichella, e che si tuffa in un campo dorato perdendosi all’orizzonte.

Dicono che questo film non abbia raggiunto il suo scopo, ovvero quello di parlare della famiglia e del viaggio interiore che Cheyenne compie. Invece secondo me l’ha raggiunto. Cheyenne esce dalla sua gabbia dorata in cui si è rinchiuso per noia, dove si strucca ogni sera con la moglie e legge “Cuisine” in cucina ogni volta che entra nella stanza. Forse è un po’ semplicista sotto questo punto di vista, forse andava approfondita la sua crescita interiore, forse andava analizzato ogni piccolo particolare. Ma per me non è stato un film buttato là, arrangiato e fatto tanto per. A me è piaciuto. E’ simbolista, e forse è proprio perché molte cose sono spiegate tramite simboli e non tramite scene lunghe e articolate che sembra arrangiato e dato in pasto agli spettatori solo per fare soldi. Ma a me è piaciuto.
E poi, adoro il personaggio di Mary. 🙂

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Pubblicato da Diario

Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

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