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Sull’orgoglio italiano

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Vorrei precisare come la penso a proposito del tanto sbandierato “ italiano”, tanto criticato in relazione alla vittoria degli de “”.

Voglio precisare, perché sono una di quelle che ha usato questa espressione, il giorno dopo la premiazione di Sorrentino & Co.

, di sicuro, non è quello che viene mostrato nel film; e chi dice questo non ha visto la pellicola. Come si può essere orgogliosi di quello che ci scorre davanti quando si guarda La Grande Bellezza? Ci sono malfatti e malfattori, trucchi e truccati, sedicenti dive e dive morte travestite da città eterne. Ci sono nullafacenti e malati, miscredenti e melodrammatici. Ci sono bambini tristi e persone gonfiate.

Ci sono, semplicemente, delle persone che tentano di sopravvivere.

In qualunque modo.

L’Italia, di sicuro, non fa una bella figura nel mostrare tutto questo patriottico squallore. In questo senso, posso dire che più che “Grande Bellezza” si parla di “Grande Schifezza”. Ma il mio orgoglio italiano, quello di cui ho scritto qualche post fa, è legato all’intelligenza italiana nel produrre – finalmente – un film di qualità, curato nei dettagli, impietosamente vero e privo di ogni tenerezza. Un film che, per quanto è intenso, è riuscito a far dividere il mondo in due tronconi ben definiti, quello dei “mi piace” e quello dei “non mi piace”, anche se, in realtà il terzo troncone è quello del “non lo so, non ho ancora capito”.

Io, l’orgoglio italiano, l’ho provato appena le luci in sala si sono spente, nel maggio 2013. E questo sentimento non sarebbe venuto meno, se il film non avesse vinto l’Oscar, se non fosse stato posto sotto gli occhi di tutti, se non avesse fatto il giro del mondo. Io ero – e sono – orgogliosa che il regista sia italiano. Che gli attori siano italiani. Che la mente dietro tutto questo sia italiana.

A prescindere da tutto.