Distrazioni più o meno mondane Essere me Figlie di Eva Guardando nella stessa direzione.

Sul San Valentino

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Da che posso ricordare io il l’ho sempre festeggiato, fin da piccola, visto che è anche il mio onomastico. E l’ho sempre vissuto serenamente, con regalini e telefonate. Anche quando arrivai alle medie e cominciai ad avere i primi approcci con l’altro profilo del , quello amato/odiato a livello mondiale, ho continuato a viverlo serenamente. Tutto questo fino al liceo, dove il 14 febbraio mi rivelò il suo lato oscuro: l’ostentazione da chi era accasata e la depressione da chi invece non lo era. E finì la serenità assoluta nella quale ero vissuta fino ad allora. Al liceo infatti le mie compagne di scuola si facevano inviare dai loro fidanzati grandi mazzi di , che la bidella consegnava durante l’ora di lezione. Dopo aver finto un’espressione sorpresa e aver cercato di nasconderle sotto il braccio sospirando e dicendo: “Oh accidenti, non centrano!” a ricreazione le sbandieravano in giro con un sorriso sornione. Io reagivo – ora come allora – con totale indifferenza. Un po’ perché sono sempre stata convinta che se dimostri un benché minimo sentimento ad una persona che vuole per forza tirarti fuori un’espressione facciale, che sia di ammirazione o di rabbia, la interpreterà sempre allo stesso modo: “Oh sì, ammirami, io ho il fidanzato e tu no!” e: “Ah ah! Fai così perché sei soloinvidiosa” e un po’ perché veramente non me ne fregava niente che loro avessero il fidanzato. Io non ho mai provato rabbia o invidia o frustrazione per il mio zitellaggio perenne, avevo un mucchio di messaggi d’affetto e di complimenti ogni santo giorno dell’anno, se proprio lo devo dire, perché in tutta onestà avevo un discreto successo coi ragazzi, anche se non ho mai avuto un fidanzato per tutto il liceo e nemmeno ero una che si divertiva in giro, dato che prendevo le cose sul serio anche durante l’adolescenza e se uno non mi piaceva fisicamente e mentalmente cascasse il mondo non mi ci mettevo. E poi ero troppo presa dallo studio. Comunque. Sinceramente non ho mai provato invidia per le loro rose rosse, anzi mi ha sempre fatto molta tristezza farsi recapitare i fiori in classe solo perché si doveva ostentare un sentimento che non c’era. Che poi non era neanche il sentimento ad essere ostentato ma il fidanzato, il “non essere sole”, l’aver trovato un disgraziato che guardasse con loro “C’è posta per te” il sabato sera sul divano tra la mamma e la nonna. Ricordo ancora quando una delle loro antenate mi chiese se avessi il ragazzo e io sorridendo risposi di no. E lei mi disse: “E come mai non ce l’hai? Eppure sei così carina!”. Io mi morsi la lingua, perché non volevo ferire la mia amica che era presente, ma avrei tanto voluto risponderle: “Perché per me il fidanzato non è un accessorio da portare sotto braccio”, così come lo consideravano lei e le altre tizie con cui dividevo la classe.

Quando erano single invece  si vedevano solo facce scontente, avvilite, grige, depresse. E il 15 febbraio, San Faustino, si facevano gli auguri, per cui li facevano anche me ovviamente. Io rispondevo sempre allo stesso modo: “Auguri per cosa scusa?” “Ma come per cosa? Per San Faustino, la festa dei single! Ehhhhhhhhhhh come vorrei avere il fidanzato…” “E chi ti dice che io sia single?” “Ma ma… io so che tu non lo hai!” “E come fai ad esserne sicura?” “Ma ma…” E le lasciavo balbettare per mezzora. Ad un’altra che mi disse: “Hai visto che bel messaggio ha ricevuto I. dal suo ragazzo?” “Sì, me li ha fatti leggere tutti” “E tu sei morta d’invidia scommetto!” “Mah, sinceramente ne ho di più belli in memoria, vuoi vedere?” le feci picchiare i piedi per terra e andarsene tutta offesa con le braccia tese e i pugni a puntare il pavimento.

E poi scusate, non ho mai capito perché uno debba essere per forza fidanzato/sposato/accompagnato per poterlo festeggiare, insomma è o non è il giorno dedicato all’Amore? L’amore si manifesta in tanti modi diversi ed io non posso credere che nessuno, in assoluto,  sia privo di amore nella propria vita, sia pure quello della mamma o del cane.

Insomma ho sempre preso il San Valentino con filosofia, senza aspettarmi nulla. Non vedo niente di male nel festeggiarlo, a patto che ci si creda davvero e non sia solo un modo per rompere le scatole al prossimo coi ricevuti/da fare o coi mugugni da “E’ solo un’insensata operazione commerciale” dagli alternativi forzati. Per me è un giorno in cui preparare qualche biscotto fuori dall’ordinario per regalarlo ad S. e sgranocchiarlo con lui, magari dopo aver cenato insieme senza pretese e costosi, perché non devo dimostrare nulla fuorché al diretto interessato e perché poi sono convinta che un braccialetto tempestato di diamanti non sia un testimone sincero. Non mi sono mai aspettata niente di straordinario né mi sono mai soffermata a volerlo, qualche gesto a sorpresa da film. Non lo consideravo realistico e pertanto lo accantonavo, credendo che a me non sarebbe mai capitato perché, appunto, queste cose accadono quasi sempre solo sulla pellicola.

Ma martedì, quando ho saputo che un mazzo di rose rosse mi aspettava dalla fioraia, ho sentito il cuore battere forte e uno strano sorriso da gatto dello Chesire cominciare ad espandersi sul viso. Quando poi le ho ricevute e ho letto un biglietto semplice e stupendo ho sentito persino gli occhi riempirsi di lacrime. Non credevo di essere così sensibile a San Valentino, ma credo che più di tutto non credevo di essere così sensibile ad un gesto classico quanto il regalo di un mazzo di rose rosse, romantico e pieno di amore, dato che le rose rosse sono sette e non a caso. Il mughetto che i miei mi hanno donato e le frittelle che mamma ha preparato per il mio onomastico poi, hanno completato la giornata.

Insomma, stare lontani per tre settimane causa neve (domani finalmente lo rivedrò) quantomeno ha avuto dei frutti positivi.  Un biglietto pieno di poesia, un mazzo di rose rosse e un viaggio a Firenze, per il quale domani mi sveglierò alle cinque e mezzo.

Sebbene desideri ancora molte cose dalla vita e dal mio futuro prossimo, su questo lato almeno mi dichiaro soddisfatta.