Abitanti della blogosfera Emmobastaveramenteperò Essere me Figlie di Eva Paturnie

Su questo blog, su di me

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Non so neanche come cominciare, ma devo, perché sono sicura che anche questo può servire a qualcosa. Quando leggo in giro diari virtuali scritti da una persona desiderosa di sfogarsi col mondo, in cui aggiorna poco a poco, annotando anche le ore in cui lascia il proprio pensiero, provo una sorta di “invidia”, non invidia in senso cattivo, no, ma invidia in senso buono perché riesce a scrivere senza troppe paranoie quel che ha dentro, come dovrebbe fare un buon insomma. Trovo i suoi post così puliti, semplici, sinceri, lineari, e mi ritrovo a desiderare di possedere la stessa spontaneità. Quando devo scrivere un post mi blocco, c’è sempre qualcosa che mi lega, sempre quella sorta di “paura” nel venire giuicata e sempre quella remora, propria del mio carattere, che mi impedisce di lasciarmi andare, scrivere in libertà, far scorrere parole a fiumi perché sono gelosa dei fatti miei, pure se mi accorgo che, paradossalmente, sono proprio quei post che io giudico “poco seri” a riscuotere “più successo” forse perché appunto più veri e meno pensati.

Perché devo essere sempre così cervellotica? Perché devo farmi sempre così troppi problemi, lasciando persino che la mia naturale vergogna di esprimere i miei sentimenti, che mi rende spesso così introversa con gli altri, mi impedisca di scrivere, facendomi sentire sempre in prima persona, anche dietro un nome così comune ed un avatar che mi nasconde? Forse è arroganza la mia, quella che mi fa credere incosciamente che qualcuno possa capitare qui su queste pagine e riconoscermi? Ed anche se lo facesse poi, in fondo, cosa importa? Ed ecco che allora si ritorna al punto di prima: la paura di essere giudicata. Credevo di essere diventata più sicura di stessa e lo sono infatti, ma a volte mi rendo conto di avere ancora molta strada da fare. Che importa infatti se qualcuno, pur riconoscendomi (cosa assai improbabile data la grandezza del web) pensasse che io sia una montata che ha un sito tutto suo, che scrive male, che scrive troiai, che…? Perché mi sento sempre in dovere di scrivere qualcosa di serio, di importante, qualcosa di asettico che non mi tanga mai troppo? Probabilmente perché così facendo se anche dovessi ricevere qualche critica la sopporterei meglio; colpirebbe solo la parte esterna del mio essere, la mia scorza, e farebbe meno male. Il mio problema, il problema di tutto il mio intero modo di fare, è, secondo me, il fatto che io mi prendo troppo sul serio. Non che io creda di essere più brava o più bella ma proprio per il fatto che ho paura di deludere aspettative, idee fatte su di me, perdere persone, perdere quel poco di fiducia che ho in me stessa  insomma grattare via la scorza di cui sopra. E’ per questo che evito accuratamente di dire alle persone che mi conoscono, persino alla mia famiglia e soprattutto alla mia famiglia dell’esistenza di questo piccolo . A volte non scrivo perché poi “aggiorno troppo e rompo le scatole ai pochi lettori che seguono”. Insomma, vi rendete conto? Il è mio e in teoria potrei farne quel che voglio.

Da dove nasce questo post? Da prima, da una mezzora fa. Il fatto è che ho scritto un guest post per Oviesse e avevo il timore di lasciare il link del mio blog, insieme a quello di mia madre. Perché poi qualcuno che mi conosce potrebbe capitare qui, perché si potrebbe risalire facilmente a chi sono dato che c’è anche il collegamento al sito di mamma, dato che si potrebbe criticare quel che scrivo e come lo scrivo. Nonostante i miei mille pensieri ho lasciato il tutto proprio perché devo insegnare alla mia mente di non partire con tutti questi pippotti e alla mia insicurezza di tacere una buona volta. Perché in fondo non faccio proprio nulla di male.

E’ per questo, secondo me, che non trovo mai pace col blog. Ogni volta penso che “una piattaforma diversa sarebbe meglio” e un “nome diverso pure” e “una grafica migliore anche”. Ecco, secondo me, quello che non mi fa sentire a casa, comoda di scrivere quel che voglio, è proprio questo muro che pongo fra me e lo schermo, e non piattaforme, nomi, grafiche. “E perché dovresti esternare quel che senti – potrebbe dirmi qualcuno – che bisogno c’è?”

Mentre scrivo sento la vocina del mio S.: “Ma che problemi sono questi?” E ha ragione. Non sono problemi seri, in fondo perché dovrei scrivere di me alla fine? Il fatto è che credo sia importante farlo, lasciarmi andare, per coinvolgere la parte morbida di me stessa senza aver sempre la paura di essere ferita da qualche eventuale critica. Credo che un blog sia un modo per e eliminare, anche se in minima parte, quelli che sono i difetti e i mostri di ognuno.

Devo essere più sicura di me stessa.