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Strange days

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E’ uno strano inizio d’estate questo.

Mi verrebbe da dire che è una strana estate ma questo non equivarrebbe al vero, dato che è appena cominciata. Non ci sono più note ripetitive nell’aria, tutto è sempre ammantato da uno strano , rotto solo dai rumori del mondo esterno. Persino la mia voce mi sembra poco familiare e passo gran parte del tempo muta, a studiare e a leggere. Ho poca concentrazione e forse troppa: i fili dei miei pensieri si annodano insieme al mio mal di testa portandomi lontano.

Un profumo conosciuto entra dalla mia , il di , nel quale intingevo sempre il pane soffiandoci prima di morderlo, per farlo raffreddare un poco. Ricordo come goloso si tuffava nella pentola ricolma del saporito bottino, di come ci affondava e, inzuppato, saliva alle mie labbra impazienti. Chissà chi lo sta preparando. Mi manca quel , non ne ho mai mangiato altro di simile da quando è andata via. Aveva un colore che non ho mai visto in nessun altro, era rosso intenso, con dei riflessi dorati. Vellutato.

Come era lei.