Essere me Figlie di Eva Paturnie

Pulizia

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Stamattina ho rimosso tutte le foto, le cartoline, l’ degli che mi mancano e l’autografo di dal muro che di fronte alla mia scrivania.

La mia scrivania è appoggiata contro il muro più corto della mia cameretta, sormontata dalla mezza libreria dove ho tutti i miei tomi universitari, le dispense e la collezione di Corto Maltese, che devo tenere sempre vicino perché la ho cara come la bambola che è seduta accanto, Margherita, la mia primissima bambola che mi regalò mio zio e dove vi ho dormito dentro quando ero una neonata. Tra la scrivania e la libreria ho un piccolo pezzo di muro sul quale avevo attaccato tutto ciò che mi piaceva e che aveva un significato per me: il Bacio all’Hotel de Ville di Robert Doinsneau, l’acquarello di Praga che comprai quando andai in gita in quella meravigliosa città che mi è rimasta nel cuore in 3° liceo, pochi mesi prima della maturità, l’elenco degli esami universitari fatti e da fare, l’autografo di Caparezza sul retro del biglietto d’entrata, il mio rifacimento della Famiglia di Acrobati con Scimmia di Pablo , qualche poesia e così via.

Stamattina, alzando per un momento gli occhi dal mio ripetere Procedura Penale, ho incontrato come sempre l’elenco degli esami universitari che ho attaccato proprio al centro di questa strisciolina di muro, così da ricordarmi che prima li dò e prima finisco. Come altre volte mi è accaduto ho provato un moto di stizza e di nausea a rileggere inconsciamente tutte le materie che compongono il mio piano di studi, solo che stamani, invece che lasciar perdere questa sensazione, l’ho ascoltata e ho staccato dal muro il foglio. Ho preso la cartolina del San Giovanni Battista di Caravaggio e l’ho messa al suo posto, poi altre poesie e le ho aggiunte, a coprire il “buco” che si era creato. Ma poi, senza pensarci, ho cominciato a staccare tutto, piano piano, con attenzione, accorta a non strappare via anche la carta insieme allo scotch attaccato dietro i fogli. Così dopo poco ho liberato tutto il muro, che ora è pulito e vuoto e mi guarda ammiccando.

Non so perché lo abbia fatto. Immagino sia perché sono stanca delle mie solite vecchie cose e abbia voglia di rinnovarmi, che per quanto io ami queste mie solite vecchie cose non mi bastano più e ho bisogno di altre diverse nuove cose. Che, forse, ho bisogno di più spazio. Di crescere e “staccare i dal muro” che si attaccano da adolescenti.

Chissà. Come sempre mi faccio troppe domande.