Perché il Joker di Todd Phillips non è il capolavoro di cui tutti parlano.

Ho letto e sentito attaccare le etichette più disparate a questo ; e tutte di un certo rilievo: il è un trattato sociologico, il è un j’accuse contro la società moderna (e il genio starebbe nel mascherarla nel 1981, dimostrando così che le cose non cambiano mai), il è un innovativo e profondo. Ma il Joker, a parer mio, non porta proprio niente di nuovo nelle sale cinematografiche del 2019.

Personalmente non ritengo il Joker un capolavoro. I capolavori sono ben altri, ed il Joker di Todd Phillips ne è ben lontano.

Prima di tutto, non è innovativo. La critica feroce alla società, il genio, il coraggio sono stati già raccontati da Scorsese in Taxi Driver, a cui è letteralmente impossibile non pensare durante la visione della pellicola. Gli stessi Phillips e Phoenix hanno ammesso di aver fatto citazioni del film. Ma, mentre Taxi Driver è realmente un capolavoro, e vederlo mi ha lasciato dentro una sensazione di malessere, di disagio, di profondo senso di colpa; il Joker non ha sortito lo stesso effetto.

Credevo di uscire dalla sala in lacrime – non sopporto vedere le persone maltrattate o picchiate ingiustamente – credevo che, da un punto di vista emotivo, avrei partecipato di più. Credevo, infine, che ci sarebbe stata molta più psicopatia nel personaggio del Joker. Quindi capite bene che il film per me è stata una mezza delusione.

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi

Non che Arthur Fleck venga trattato bene, intendiamoci: è calpestato, picchiato, deriso, umiliato, portato sul proverbiale orlo di una crisi di nervi (orlo dal quale precipita). Ma non ha saputo prendermi così come a suo tempo fece Travis Bickle. O John Rambo, senza andare a ricercare paragoni impari.

Travis Bickle mi prese così tanto da riuscire a farmi sentire infastidita, a disagio, rammaricata, in colpa, disgustata, rassegnata. Idem dicasi per John Rambo, che mi fece addirittura ricredere sul personaggio, da me superficialmente catalogato come “il solito eroe americano trash a cui basta alzare un dito per sconfiggere un esercito”.

Arthur Fleck non è riuscito a trasmettermi le stesse emozioni. E la colpa non è di Joaquin Phoenix.

Un colpo al cerchio ed uno alla botte?

La sensazione che ho di questo film è che sia un grosso campionario di stili senza un’identità precisa:. E’ come se il regista avesse voluto sfruttare la popolarità di un personaggio inventato per denunciare una società alienata ed alienante, senza fare bene entrambe le cose. Il film non accontenta né i fan del fumetto (non ditemi che qui Joker ha la psicopatia geniale propria del personaggio perché vi disconosco) né coloro che si aspettavano un pahmplet sociopolitico dei nostri “Tempi moderni”, tanto per citare un’altro mostro sacro inserito nel film.

(Photo: Warner Bros. Pictures)

Ma, come dicevo prima, la colpa non è di Phoenix. Lui è magistrale. La fotografia, la musica, i colori cupi e disperati, sono magistrali. Il trailer, che aveva ingannato anche me facendomi gridare al capolavoro, è magistrale. Ma se si riesce ad andare oltre questa patina di perfezione e bellezza, se si riesce a grattar via questa superficie dorata, ci si accorgerà che il film non ha quel peso che si voleva lasciar intendere. Non ha una sostanza corposa, grassa, pesante, difficile da digerire, che si mette sullo stomaco e ti accompagna a casa dopo che sei uscito dalla sala facendoti rimanere al buio con gli occhi aperti, nella speranza di metabolizzare il prima possibile quello che hai assorbito. L’impatto non è così duro come sembrava da lontano.

Ultime battute prima di chiudere, in ordine sparso:

  • Ho notato che Arthur Fleck ha a che fare principalmente con donne afroamericane. Non riesco ad immaginare il motivo di tale scelta – c’è chi lo tratta bene e chi male –  se qualcuno è riuscito a capire il perché me lo faccia sapere con un commento;
  • Questa ossessione per la critica verso la società è talmente forte da forzare alcuni punti della trama. SPOILER mi sarebbe piaciuto molto di più se Arthur avesse ereditato la sua malattia mentale dalla madre; invece ad un certo punto scopriamo che è stato adottato e, poi, abusato dal fidanzato di quest’ultima. Le violenze subite lo hanno segnato irrimediabilmente, portandolo poi alla schizofrenia. La critica alla società sta nel fatto di aver lasciato che una malata mentale adottasse un bambino e continuasse a prendersene cura nonostante tutto, ma, ripeto, mi sarebbe sembrata più sensata la tara genetica. A questo punto preferisco il classico bidone di acido verde Acme;
  • Per tutto il film assistiamo al parallelismo Bruce Wayne/Arthur Fleck, e possiamo dire che Batman e Joker nascono insieme. Questo bilanciamento di personaggi e ruoli mi è piaciuto, ma non mi è piaciuto il fatto che si perda di vista l’età anagrafica dei due, che sono sempre stati presentati come coetanei. Se diamo per buona la teoria del film, Batman combatterà con un Joker più anziano di almeno vent’anni, e capite bene che la cosa non torna.
  • I popolari enigmi irrisolti del film io li risolvo così: la dedica scritta sul retro della foto “With love, T.W.” per me l’ha scritta la stessa Penny, autoconvicendosi che l’abbia fatto Thomas Wayne. Ed il finale… SPOILER beh, Joker ridacchia rifiutandosi di spiegarne il motivo alla psicologa. Non dimentichiamo che ha passato tutta la pellicola a cercare inutilmente di far ridere le altre persone con le sue barzellette; chiunque non avrebbe più voglia di spiegare un qualcosa che sa già che gli altri non capirebbero. O non avrebbero voglia di capire. Le orme insanguinate, poi, per me sono un simbolo: se avesse davvero ucciso la psicologa sarebbe tutto imbrattato di sangue, vestito di bianco com’è. Mi sembra strano che si macchi solo le suole delle scarpe. Per me quella sta a rappresentare la futura scia di morti che si lascerà alle spalle una volta uscito da lì.

E voi cosa ne pensate del film Joker? Fatemelo sapere con un commento! Potete scriverlo anche senza registrarvi a Disqus (basta flaggare la casella “preferisco commentare come ospite”).

Pubblicato da Diario

Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

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