Recensioni lampo: Adrian

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Adrian - la serie evento

Ho visto le prime due puntate di Adrian, mentre alla terza, senza vergogna, mi sono addormentata a metà episodio senza sentire il bisogno di recuperare quanto perso.
Andrò per punti, come sono solita fare in questa rubrica:

  1. La pubblicità alla serie. E qui già so che mi avete capita, non c’è bisogno di aggiungere altro.
  2. “Aspettando Adrian” è noioso, banale e lento. Se non fosse per Natalino Balasso e Nino Frassica nessuno lo guarderebbe.
  3. “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” è una battuta di Nanni Moretti. Non di Celentano.
  4. Celentano ha il suo stile da bello e dannato, il suo atteggiamento da “Er più”, nel cartone è ritratto da giovane, e ci sta. E’ Celentano, è il suo modo di essere da sempre. Quello che non sta sono le battute vecchie, la sua falsa autoironia che odora di naftalina, il personaggio da film anni ’80. E’ come se Celentano non accettasse di essere invecchiato e di avere intorno un mondo che ha cambiato pelle.
  5. Usare Balasso per rispondere alle critiche che gli vengono mosse lo trovo infantile e pretenzioso. Cos’ha, il messo notificatore?
  6. E’ inutile arrampicarsi sugli specchi: la trovata di riprendere due ragazze per aver bevuto, come se la colpa per essere state quasi violentate dai punk di Ken il Guerriero fosse loro, è infelice e rimane infelice. Dire che sono gli spettatori a non aver capito è come dire che solo le persone intelligenti riescono a vedere i vestiti invisibili dell’imperatore.
  7. Mafia international.
  8. L’identità da supereroe di Adrian è “la Volpe“. Indossa una maschera che gli copre soltanto gli occhi, ha una tenuta nera da ballerino spagnolo, combatte i cattivi ballando il flamenco. Chi vi ricorda? Esatto, lui. E sapete un’altra cosa? Zorro, in spagnolo significa Volpe. Astuto, no?
  9. L’altra identità segreta di Adrian alias l’orologiaio alias la Volpe è Darian, un vecchio gobbo con il naso adunco e gli occhialini da Volpe di Pinocchio. Cosa aggiungo? Urca urca tirolero oggi splende il sol!
  10. In una città del futuro, dove l’analogico non esiste più, un orologiaio riesce a mantenere l’anonimato. (E basta, fa già ridere così).
  11. Anche ammettendo che un orologiaio rimanga anonimo in una città tutta digitale, mi chiedo come sia possibile salire su un palco a volto scoperto e non essere riconosciuto da nessuno degli spettatori, una volta sceso in strada. Sailor Moon, sei tu?
  12. I disegni sono molto belli, ma d’altra parte c’è la matita di Milo Manara. C’è tanto sesso, forse un po’ troppo (una scena qua e là, secondo me, bastava) ma d’altra parte c’è la matita di Milo Manara. Cosa ci si aspettava?

Non so se guarderò tutte le puntate. Probabilmente, guarderò il solo cartone in versione integrale, con tutti gli episodi cuciti insieme a formare un unico film. Lo faccio per i disegni di Manara e le musiche di Piovani. La trama è vista e rivista.

Recensioni lampo: Bird Box

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Bird Box

Bird Box è il film targato Netflix di cui tutti parlano ultimamente. E’ diventato così popolare da dare il via a stupide sfide virali chiamate Bird Box Challenge.

In sintesi, l’umanità tutta è colta da improvvisi attacchi suicidi, che decimano la popolazione. Responsabili di tali attacchi sono delle non meglio precisate “creature”, che non vediamo mai se non disegnate su fogli di carta. La protagonista dovrà cercare di portare in salvo se stessa e due bambini cercando di raggiungere un porto sicuro, ovviamente molto lontano da dove si trovano lei e i piccoli.

Bird Box

Ho visto il film ieri sera e:

  1. E’ un film con scene piuttosto realistiche; i suicidi sono rappresentati bene. Non nego di essere rimasta male più di una volta.
  2. Sandra Bullock è spettacolare, regge tutto il peso del film sulle spalle.
  3. John Malcovich è pure bravo, ma sarà per il personaggio da stronzo, non brilla quanto la Bullock.
  4. C’è un tema conduttore su cui riflettere. Ho letto che alcuni basano il leitmotiv della pellicola sulla critica morale della società odierna, incentrata sulla condivisione e sul “farsi vedere” dagli altri. Dal momento che invece i personaggi devono girare per lo più bendati pena la morte, ci sarebbe una sorta di “contrappasso” nel dover essere forzatamente ciechi per sopravvivere. In contrasto con questa tesi – che trovo piuttosto forzata – penso che il tema su cui ruota l’intero film sia la solitudine.
    Ne parla Mallorie all’inizio, ne parla tutta la pellicola in maniera silenziosa ma costante per le due ore in cui la storia si svolge. La solitudine; l’incapacità di stabilire legami con gli altri esseri umani; il fatto di non riuscirci perché noi stessi creiamo costruzioni che ci impediscono di comunicare con l’altro; i rapporti troppo complicati tra gli esseri umani, per loro stessa volontà, che rendono impossibile la convivenza, mentre un ritorno alla semplicità permetterebbe di stringersi la mano e continuare il viaggio insieme; la convinzione di non aver bisogno di qualcuno al proprio fianco, che si sbriciola man mano che scorrono i minuti del film. Mi ha ricordato “Into the Wild” per questo.
  5. Il film è fatto bene, almeno per me che non sono abituata a certi generi e sono piuttosto sensibile. Ho letto in giro che è un horror che non spaventa: forse non spaventa, ma inquieta, che per me è peggio. Funziona bene come thriller: mantiene sempre viva la tensione, vigile lo spettatore. Alterna a momenti di serenità e calma momenti di azione e di ansia. E lo fa con una meccanica così precisa che, dopo un po’, te lo aspetti, e smetti di preoccuparti di cosa succederà, perché lo sai. Ecco, forse un suo difetto è proprio quello di avere uno schema prevedibile, che, passata un’ora, viene scoperto.
  6. Bird Box ha un duplice significato.
  7. I filtri usati nel film sono cupi, come è giusto che sia.

“Se ti levi la benda, muori. Se guardi, muori. Hai capito?”

E voi? Avete visto Bird Box? Lo guarderete? Avete letto della Bird Box Challenge, e di come sia necessario dire alla gente di non fare cose stupide pena l’estinzione della specie?

 

 

Recensioni lampo: Facciamo ordine con Marie Kondo

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Facciamo ordine con Marie Kondo
Marie Kondo è la guru dell’ordine, famosa in tutto il mondo per i suoi libri sul rassetto. Vede nel mettere a posto la soluzione ai problemi quotidiani e di coppia.
Serie prodotta da Netflix e approdata da poco in Italia,”Facciamo ordine con Marie Kondo” adotta il canovaccio di “SOS Tata”, sostituendo a pargoli indisciplinati case traboccanti di ogni oggetto e sporcizia. Protagonista della serie e Marie Kondo, una piccola fata giapponese che, con modi gentili e rassicuranti, aiuta con nipponica pazienza gli scalmanati occidentali a fare chiarezza fuori e dentro di loro.

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