Nulla è peggio delle tradizioni

 Ogni anno mi riprometto di non farlo, perché non ha un senso, perché non ci trovo più niente, perché ho perso lo spirito natalizio, perché non c’è più il mio nonno… ma ogni anno, puntualmente l’otto dicembre, eccomi qui ad accartocciare carta, litigare con le lucine che mi avvolgono imprigionandomi, rimettere in piedi i pastori che cadono, arrabbiarmi perché la stella cometa mi lascia tutta la polvere d’oro sulle dita che per levarla ci vogliono dalle due alle tre settimane, collegare tutto in modo che tutto funzioni (vedi il pozzetto che pompa acqua vera, vedi le suddette lucine etc etc.)…. insomma, eccomi qui a fare il presepe. Che per me vale più dell’albero (che non ho più infatti, mi son rimaste solo le decorazioni :P). Forse perché ho un dna partenopeo, forse perché i pastori erano del nonno di cui sopra, ogni anno pur dicendo a me stessa:"No, quest’anno no… non vedo più il senso di farlo" eccomi lì inginocchiata col muschio nei capelli a costruirlo.

Così come ho messo le luci fuori al balcone, col filo che viene schiacciato dalle finestre perché non c’è un buco nel muro dove farcelo passare. 

 

…D’altronde, come diceva il mio professore di greco, "nulla è peggio delle tradizioni".

 

Pubblicato da Diario

Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

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