Opinioni Pour parler Stati

Normalità

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Dopo l’ di Parigi, ogni volta che salgo sul che prendo per andare a lavoro mi guardo intorno e penso che sarebbe così incredibilmente semplice
se, da un secondo all’altro, qualcuno si piantasse a gambe larghe al centro del mezzo e gridasse un’invocazione straniera lasciandosi esplodere. Ogni volta immagino la sorpresa che pietrifica, il terrore di chi ha capito, e immagino di fare un gesto alla Bruce Willis gettando a terra il folle individuo, per impedirgli di commettere la strage. Poi mi dico che probabilmente non ne avrei il tempo, la forza fisica, e che, se anche lo facessi, rimarrei comunque fregata dal bruto che ho spinto per terra.

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Di solito la mia immaginazione si ferma qui, a questa scena, e mi riscuoto dal torpore che mi provoca. Penso che è proprio questo quello che vogliono questi individui; lasciare che queste lugubri immagini ci affollino la mente per tutto il tempo, tanto da entrarci dentro, inzupparci, e lasciarci così pervasi dal terrore da rinunciare a prendere il bus, ad andare a lavoro, divertirci, goderci il sole primaverile che, il 20 marzo (quest’anno l’equinozio è arrivato un giorno prima) ha cominciato a scaldarci. E mi dico che non è possibile, che non è giusto. E scorro il mio smartphone, leggo gli articoli su Medium, studio le persone intorno a me, come sono solita fare quando sono circondata da altri Esseri Umani, sostituendo, ai lugubri pensieri di cui sopra, le loro vite ipotizzate.