Matteo Fumagalli

Devo ringraziare Matteo Fumagalli per avermi dato l’ispirazione di postare su questo blog, che oramai consideravo perso per sempre.

Mi chiederete: “chi è ?” Ebbene, fino ad un’ora fa non lo sapevo nemmen io. Poi, guardando il feed di Morogram su Instagram, sono arrivata sul suo profilo e ho scoperto un mondo. Ho scorso la sua bacheca fino ad imbattermi in un post, questo:

È un post sensoriale. Almeno, lo è per me. Quando lo apro respiro l’afrore di carta impregnata di vitalità aliena, sento sotto i polpastrelli la pressione della penna sul foglio. Leggo le dediche e ricordo di quanto anche a me piaccia trovarle sui , insieme ai memo e alle note scritte ai margini delle pagine.

Mi ricorda quanto mi piaccia studiare quelle dediche, giocando ad indovinare la personalità e la storia non solo dello scrittore ma anche del lettore. La grafia è più maschile o femminile? Era agitato quando l’ha scritto? Era felice, innamorata, malinconica? E quel sughetto di cui si parla, com’era fatto? E perché ha annotato proprio in questo libro e non su di un altro?

Tanti piccoli dettagli insignificanti agli occhi di chi li vive in prima persona, ma affascinanti per chi invece quella persona prova a capirla avendo solo loro a disposizione.

Devo ricominciare a scrivere. E a prendere note. Anche io annotavo cose sui miei libri; la data in cui avevo cominciato a leggerli, la data in cui avevo finito di farlo, dediche, citazioni, frasi che mi avevano colpito. Frammenti di tempo fermati per sempre in poche parole, in una data, in una scelta ben precisa. Un’emozione resa coi numeri, con la pressione della penna sulla carta.

Per ricordare, esorcizzare, tramandare.

I libri puliti sono bellissimi, ma vuoti.

 

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