Il mondo fuori dal letto è cattivo.

Mafiosi sull’orlo di una crisi di nervi

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«Dottore, sono i miei capelli! Temo di perdere i capelli. Guardi queste macchie sul mio braccio, le vede?»

«Non riesco a dormire perché sento la voce di mia figlia e non è giusto non poterla nemmeno vedere, non posso accettarlo»

«Sì, sono stressato, è vero. Sono stressato perché sono innocente»

Queste parole vengono dalle persone da cui meno ci aspetteremmo di sentirle pronunciare, ovvero i boss della malavita detenuti in carcere. Incubi, dubbi esistenziali, paranoie pare infatti che colpiscano anche loro, perché la giustizia, i processi, le fughe, il pensare a dove nascondersi… li stressa.

Ma non solo le rocambolesche fughe e gli astuti piani per la libertà li opprimono, bensì anche i propri colleghi, perché nel mondo criminale l’andare dallo psicologo è un segno di debolezza, pertanto se si viene scoperti, si viene eliminati. Il figlio di un mafioso disse infatti al terapeuta che lo curava: «Se mio padre sa che vengo qui, ci ucciderà». Infatti l’ è indizio di poca stabilità, di poco autocontrollo e per questo non si è affidabili. Inoltre il fatto stesso di confidarsi con un medico, di raccontare le proprie paure e le proprie vicende private non è consono alla figura del mafioso, che di regola preferisce l’omertà alla promessa di tacere del medico in virtù del suo codice deontologico.

Anche le mogli dei boss poi sono stressate, in ansia per i propri coniugi o rinchiuse in gabbie dorate con le finestre oscurate. Il loro male? La solitudine nella maggior parte dei casi. E la depressione.

Per questo si è deciso di istituire all’Università di Palermo un universitario di secondo livello proprio in Psicologia del fenomeno mafioso, che si rivolge a tutti coloro che con questo campo entrano in contatto: settori amministrativi, territoriali, giuridici.

Sinceramente trovo davvero di cattivo gusto istituire un master che abbia come obiettivo finale quello di formare persone in grado di aiutare i mafiosi. E’ come se si volesse giustificare il loro , e, indirettamente, il loro operato. Sì perché la loro ansia deriva bene o male dal loro “lavoro”. E alle vittime della , nessuno ci pensa? Loro non sono stressate? Le minacce rivolte a moglie, figli o familiari non provocano ansia? Inoltre, mi sembra che trasformino i mafiosi in animali da circo. E, se io fossi una mafiosa, la cosa mi darebbe fastidio. Pensare ad una figura di questo tipo, che fa del terrore l’arma per prevaricare gli altri, mangiarsi le unghie o essere indeciso sul da farsi perché insicuro mi fa sorridere, più che impaurirmi. Chi mai darebbe retta ad un mafioso che è talmente con i nervi a fior di pelle da saltare per ogni ombra che vede avvicinarsi? La situazione si presta bene per una parodia, o una comica. Altri prima di me ci hanno pensato, come il bravo Harold Ramis ed il suo Analyze This, italianizzato in (di cui, divagando, preferisco di gran lunga il titolo originale, che invoglia maggiormente alla visione del film, tra le altre cose). Da questo punto di vista potrebbe essere una cosa buona, ma se penso poi con quali soldi verrebbero pagate queste sedute, trovo la cosa di dubbia moralità. Inoltre, data la conseguenza implicita del ridicolizzare la figura del mafioso, nessuno ha pensato che si potrebbero avere ritorsioni contro gli studenti o contro chi organizza i corsi, dato che si eliminano già i “colleghi” che si rivolgono allo psicologo per ottenere conforto?

Concludendo, vedo quest’idea come il solito mezzo per guadagnare il più possibile su figure che siano anche fulcro di attenzione da parte del pubblico, come appunto quella del mafioso sclerato, che incuriosisce e stuzzica quasi in modo sadico, quasi fosse una sorta di contrappasso che i boss debbano subire per la loro… “professione”. Se fosse un corso per entrare nella psicologia del fenomeno mafioso cercando di combatterlo dal di dentro sarebbe anche una cosa positiva, seppur pericolosa, ma vista in questo modo mi sembra solo inutile, amorale e piena di rischi. Sarebbe meglio impiegare soldi e tempo a rattoppare i corsi già esistenti, a migliorarli sopratutto, e non a crearne di nuovi che sembrano solo buoni per una trama dei “Sopranos”.