Scritti Stati

L’amico immaginario

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Imaginary Friend. Quando ero piccola avevo anch’io un . Si chiamava , era un , e lo avevo inventato dopo aver visto la prima puntata di . Quando vidi il cartone, infatti, pensai che sarebbe stato bello avere un amico speciale, tutto mio, che potevo vedere solo io e con cui potevo parlare solo io, così lo inventai lì per lì. Scelsi il perché era più pratico e semplice: piccolo com’era, poteva seguirmi dappertutto, nascondendosi nelle tasche o nello zaino. Non so perché lo feci maschio; forse perché da piccola ho sempre giocato solo con i , essendo l’unica femmina sia nel quartiere dove abitavo sia tra i cugini. Mi sono sempre trovata meglio con i maschi, in effetti, che con le femmine, e forse questo dipende proprio dal mio interagire, da piccola, quasi sempre con l’altra metà della mela. Ad ogni modo, Pic era con me in ogni momento della giornata: quando andavo a letto, quando mi svegliavo, quando mi lavavo i denti, quando andavo a scuola, quando facevo i compiti. Sempre lì, vigile e presente, e mi abituai talmente ad averlo sempre accanto che, quando provai a farlo scomparire, verso gli 11 anni, non ci riuscii: era sempre lì al mio fianco, e, dopo poco, mi arresi alla sua insistente e fedele compagnia.

Non so quando sia andato via, Pic. Un giorno non c’era più. Credo abbia capito da solo il momento in cui sono cresciuta tanto da non avere più bisogno di lui. E’ per  questo che, se cerco di inventargli una vita adesso, non ci riesco: per me è rimasto congelato nel tempo, bambino – folletto che giocava con me e mi aiutava quando avevo qualcosa che non andava. A ben pensare, era l’unico, ancora più del mio diario segreto, che riuscisse a capirmi.

Chissà perché. 😉