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Io e il mio blog

 

Il commento che stavo scrivendo al post di Eva la Cercatrice, del blog Schegge di Vita, è diventato così lungo che ha finito per essere un post a sua volta, così ho pensato di pubblicarlo qui sul blog.

Eva riflette su cosa sia diventata la Rete, e su come quindici anni fa le cose fossero diverse nel magico mondo dell’Internet. Riflette su come sia cambiata la percezione dei post, il significato di pubblicare online.

Questa è la mia risposta al suo post:

Come te, anch’io sono sulla Rete da tanto tempo, e, come te, ho aperto il mio primo blog su Splinder. Come te, anch’io ho seguito l’evoluzione (anzi, l’involuzione) di questo magico mondo, e, come te, seguo con sfiducia e tristezza l’andare delle cose. Come te ho sempre tenuto diari virtuali, che mi hanno permesso – da timidissima – di esprimere le mie opinioni. Ricordo come una volta era vietatissimo condividere i propri dati personali in rete, era sconsigliato perché pericoloso… e tutti, quindi, avevano un nick.

Do la colpa a Facebook per aver portato tutto quello che hai descritto sulla rete, e, come te, a volte mi dico che forse la mia “acidità” è data dall’invidia di non essere riuscita a creare un blog seguitissimo. Non è mai stata la mia priorità, ma mi sarebbe piaciuto, diciamocela tutta. Come te, quando condivido qualcosa della mia vita mi chiedo sempre “A chi vuoi che interessi?” e annullo la pubblicazione, motivo per cui il mio blog non è aggiornato.

Da quando mi sono fatta una casina mia, la vita reale ha occupato tutto il tempo che avevo a disposizione e non potrei che scrivere su quanto sia figo il mio Dyson, di quanto mi piaccia avere una lavastoviglie e di come la connessione internet mi fosse mancata. Tutte cose che reputo noiose, interessanti solo per me e i miei cari; eppure, scrollando Instagram, vedo che c’è gente che se ne occupa, che addirittura ne fa interessare altre persone. Compresa me, che per dieci secondi mi fermo a leggere la didascalia del post.

Dici bene tu a fine articolo: “Perché la gente ha tanta paura di restare… Normale? Perché la fama attira così tanto? Forse perché questi nuovi social media ci fanno credere che chiunque possa diventare famoso?” Credo che sia proprio questo che attiri. Credo che ci sentiamo tutti “in dovere” di poter diventare qualcuno, di non sprecare l’occasione che ci viene data dal web. “Se ce l’ha fatta la Ferragni, perché non dovrei farcela io? Ho i mezzi, le capacità… perché non dovrei farcela? Mi manca l’impegno forse.” E’ un’ansia perenne che abbiamo sempre addosso ma di cui non ce ne rendiamo conto. La sentono i “nuovi arrivati” che cominciano a pubblicare per raggiungere questo obbiettivo, e noi “veterani” che siamo qui da tanto tempo e non abbiamo fatto quello che sono riusciti a fare le altre star web. Credendo alle loro parole, credendo che “sia cominciato tutto per caso, senza l’intenzione di ottenere tutto questo”, proprio come abbiamo cominciato noi. Perché loro ce l’hanno fatta e noi no? Abbiamo sempre fame di riscatto, noi veterani, e se qualcuno di nuovo riesce a fare qualcosa a noi sembra un’ingiustizia, perché c’eravamo prima. E questo lo vediamo sempre nell’ottica del “è successo per caso”, non nell’ottica reale, e cioè del “è successo perché ho investito soldi, tempo e conoscenze per far sì che accadesse e che sembrasse una cosa successa per caso, una cosa da persone comuni che tutti possono far realizzare”.

A volte penso di chiudere il blog, perché appunto, è molto trascurato, non ho più voglia di scrivere, ma ogni volta che comincio a pensarci seriamente mi fermo perché mi dispiace, perché non mi sembra giusto, perché mi dico che tanto non dà noia a nessuno e che può rimanere ancora in piedi, a imperitura memoria di Quello che è stato. Che forse mi tornerà il piacere di bloggare, forse qualcuno si accorgerà di quanto sono brava a scrivere (che poi, come fa ad accorgersene se non spammo a destra e a manca? Ho visto troppi film dove i talent scout scoprono un tizio normalissimo e ne fanno un dio) e che se lo chiudo poi finirà tutto, anche l’illusione di riscatto. D’altra parte, sono convinta che chiuderlo mi darebbe un certo senso di sollievo: una cosa in meno di cui preoccuparsi, di cui dispiacersi. Scrivo perché ho ancora piacere nel farlo, ma diciamo che ciò che mi fa ancora andare avanti è, appunto, la voglia di riscatto. E’ giusto lasciare online un blog solo per questo? Non è forse stato snaturato nella reale intenzione che mi ha spinto ad aprirlo? So che le cose cambiano, si evolvono, e io scrivo in rete da quasi dieci anni: è tanto tempo. Non sento più quell’impulso genuino di condividere i miei pensieri con gli altri, in maniera fine a se stessa. Quell’impulso è sempre filtrato dal dover scrivere cose intelligenti, cose interessanti perché “non si sa mai passi qualcuno che potrebbe notarmi”.

Forse mi fa paura “chiudere quel portone”: so che non sarebbe una chiusura definitiva – su internet mai nessun addio è definitivo – ma mi spaventa lo stesso, perché perderei quegli amici lettori che ho, perché poi significherebbe ammettere che “ho fallito” come blogger (come se ci avessi investito tutti i miei risparmi, i miei sogni e mi desse da mangiare poi) perché perché perché… e rimango qui, intrappolata nel deserto dei Tartari, andando avanti, credendo nella luce verde, nel futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a me. M’è sfuggito allora, ma non importa: domani andrò più in fretta, allungherò di più le braccia… e una bella mattina… Così remo, barca controcorrente, risospinta senza sosta nel passato.

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Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

15 Comments

  1. Abasso Facebook!
    Io bloggo per hobby e mi va beve così. Alcuni post superano le 200 visite, altri non arrivano a 100, pazienza fino a che mi diverto nel farlo.

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  2. Ehi! 🙂
    Sai, penso che chiunque, soprattutto dopo tanti anni, si sia detto “voglio chiudere tutto” ma forse non è la cosa più giusta. Trovo invece più giusto avvisare i lettori che il blogger non è più presente e quindi scusarsi se non ci saranno interazioni ma lasciare comunque online la traccia del proprio passaggio perché potrà sempre utile per qualcuno.
    La vita reale ci travolge in tanti modi diversi, non sempre è possibile trovare il tempo anche per quella virtuale. Non te ne dispiacere, chi ha affrontato questo percorso sa come funziona e capirà.
    Ma sto divagando 😛 guarda, nel mio caso sono riuscito ad avere un po’ più di “successo” solo per casualità ma concordo con te, per fare il salto di qualità bisogna investire tempo e soldi.
    Se non l’abbiamo fatto un motivo ci sarà, no?
    Io comunque sono sempre contento di poterti leggere, anche dopo tanto tempo! 😉

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  3. Ciao! Sono venuta a leggere il tuo post non appena ho letto il tuo commento. Grazie mille per avermi citata, prima di tutto 🙂
    Io la penso esattamente come te. Questo su cui scrivo attualmente è l’ennesimo blog che apro da quando esistono i blog, con pause più o meno lunghe tra un diario virtuale e l’altro. Amo troppo scrivere per rinunciare (scrivo e tento di pubblicare anche al di fuori della Rete, però). Mi piace avere un luogo dove esprimere i miei pensieri, protetta da un nickname. Pubblico solo quando sento di aver qualcosa di intelligente da condividere, che sia una poesia o uno sfogo. Non parlo della cacca di mio figlio, insomma (ho provato a tenere un mommy blog per qualche tempo. Quell’ambiente è pieno di pazze scatenate, credimi).

    Concordo con il fatto che Facebook, ma anche Instagram e tutti gli altri social media che forse non conosco perché troppo vecchia per usarli (ecco, diciamo che tra il mio e il tuo post ora mi sento veramente vecchia), abbia una grande responsabilità per quanto riguarda la deriva della Rete.
    Sembro una vecchietta se dico che si stava meglio prima? Quando su internet scriveva solo chi aveva qualcosa da dire (e anche qualche competenza informatica)?
    A presto!

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    • … se sei vecchietta tu lo sono anch’io, la penso come te! E’ che noi abbiamo vissuto “il tempo d’oro dei blog”, come lo chiamo io, per questo parliamo così… 😛

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  4. Come sai anche io come te ho aperto il mio primo blog diversi anni fà su splinder ma, sinceramente nè allora nè adesso ho avuto intenzione di farci un lavoro. Per me tenere un blog è solo un piacevole passatempo, così è stato e così dovrà essere. Per prima cosa scrivo perchè mi diverte se poi arrivano i like e i commenti tanto meglio.

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  5. Come ti capisco… Sigh…
    Se leggi il commento, per quanto breve, vuol dire che sono finalmente riuscita a lasciare un commento sul tuo blog… anche queste son soddisfazioni.
    🙂

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    • Direi..!!!

      Sai che non so perché non ti facesse lasciare commenti? Giuro che non ti ho bloccata!

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  6. Ciao, anche io sono tanti anni che provo ad avere un blog personale ma alla fine mi sono sempre tirata indietro per due motivi:
    1) Voglio parlare di quello che mi sta intorno perché spesso per una piccola cosa mi escono pensieri infiniti che vorrei condividere e mi piace scrivere, ma ho paura che qualcuno che conosco si identifichi in quello che dico e che magari ci rimanga male. Ho decioso così di aprirlo a breve in “anonimato”;
    2) Come dici tu…agli altri che importa di quello che faccio o penso? Credo che effettivamente a nessuno interessi, però mi sono detta: chi se ne frega! Io lo faccio per me, se poi la cosa va bene meglio, se non dovesse andare…amen! Sto comuque facendo qualcosa che mi piace fare e che è scrivere e condividere esperienze. 🙂

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