Bestiario Stati

(In)consapevolezza

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Strani giorni, questi.

Giorni che sono strani circa da sempre, da quando ho preso coscienza della mia voglia di fuggire via, di essere indipendente, di sapere che fine farò.

So bene che non posso conoscere che fine farò, non c’è nulla di definito, nulla di certo, nulla di sicuro. <<Nemmeno noi possiamo dirti quando, se, e perché>> mi rispondono Coloro Che Dovrebbero Avere Una Risposta, e se non la conoscono loro, la risposta, perché dovrei conoscerla io?

Conoscere.

Strano verbo, su cui un filosofo ha fondato tutta la sua teoria di pensiero.

Ritorna l’aggettivo strano.

Vivo così, sospesa, in una bolla di nulla, dalla quale mi arriva, ovattato, come in sordina, il rumore del mondo. Mi sembra di essere indifferente a tutto, eppure a tutto sensibile.

Già immagino il momento in cui pagherò lo scotto di questa mia apatia esistenziale. Di quando rimpiangerò questi giorni di Nulla scivolati via, uno dopo l’altro, uno uguale all’altro, e mi punirò per non averli saputi sfruttare al meglio.

<<Se invece di stare qui a filosofeggiare e a perdere tempo rincorrendo vacui io avessi studiato, allora…>> ben sapendo che, se anche avessi studiato in questi giorni vacui, avrei lo stesso tipo di ansia e tremore.

Eppure non posso farne a meno.

E Corpo chiede caffeina. Anzi, più che Corpo, direi Cervello. Mente. E’ per lei un rifugio psicologico, la caffeina.

Se mai un giorno dovessi tatuarmi qualcosa, sarà senz’altro la molecola della caffeina.