Essere me

Il suono del silenzio

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Sinonimo di biblioteche dove fa da protagonista vergato a caratteri neri su grandi cartelli più o meno bianchi attaccati alle pareti,  di bavaglio, di censura, di sonno della ragione, sinonimo di noia, di sonno e anche di morte, il  sta diventando una bestia rara.

Più ape che mosca bianca, se vogliamo rimanere al giorno d’oggi, non è quasi più presente nelle nostre giornate, neppure se spegniamo televisori e cellulari: una moto o una macchina dovranno pur passare prima o poi sotto le nostre finestre, a rompere il magico incantesimo che si era creato. Eppure il silenzio è indispensabile, quasi vitale, è quello che ci ha permesso di pensare e di capire che che due più due faceva quattro e che se sfregavi una particolare pietra contro un’altra creavi il fuoco. E’ quello che ha permesso di creare grandi capolavori sotto tutti i punti di vista; siano essi architettonici, musicali o letterari. E’ quello che ci fa riposare bene la notte ed evitare odiose occhiaie e scarsa concentrazione al mattino.

Noto con grande disappunto che alcuni sono infastiditi dal silenzio, come se li spaventasse e avessero bisogno di essere circondati da un di qualunque natura per raggiungere nuovamente la pace dei sensi, anche (o sopratutto) mentre stanno facendo qualcosa. Oggi poi è normale essere multitasking, quasi necessario per poter sostenere i ritmi frenetici della vita moderna. Vive solo chi si muove, facendo più cose insieme, possibilmente. Anzi addirittura ci si vanta di poter fare più cose contemporaneamente, scrivere un post sul proprio blog ascoltando canzoni e sorseggiando una tazza di caffè macchiato mentre si risponde ad un messaggio appena arrivato che ha aggiunto il suo allegro “bip” alla già inquinata ma musicale stanza in cui ci si trova oppure seguire un programma televisivo mentre si sta al computer giocando e mangiando un panino o ancora rispondere al telefono leggendo sul libro di fronte qualche riga e ascoltando la radio canticchiando il motivo della canzone in onda. Poco importa poi se si compone il proprio post senza badare ai vari orrori grammaticali, se non si capisce bene cosa il conduttore stia dicendo o che sapore abbia il nostro panino e ancora meno importa cosa dica quel libro di cui stiamo leggendo qualche riga: quella è roba da secchioncelli, da pignoli che devono puntualizzare su tutto, da rompiscatole che non hanno niente da fare. E perché no, anche da troll.

E’ come se il silenzio spaventasse, facesse sentire soli, annoiasse. Stare in silenzio significa non aver nulla da dire, non avere nessuno accanto, non avere nulla da fare. Non possedere nulla. Eppure a scuola ci facevano fare il famoso “gioco del silenzio” e tacere per ascoltare sé stessi è utile quando profondo. Forse è proprio questo che spaventa? Non so come facciano le persone a stare sempre e perennemente immerse nel rumore, nella musica e nel parlottio: personalmente se non ho quei 15 minuti al giorno tutti per me in cui stare sola con me stessa a leggere o scrivere, impazzisco. Letteralmente. Ho bisogno del silenzio, necessito di lui, me ne nutro. E se una persona entra in camera nei famosi 15 minuti e vuole a tutti i costi ascoltare qualcosa o qualcuno, gli chiedo gentilmente di ripassare più tardi o, se proprio deve, di mettersi le cuffie: possiede il vantaggio non indifferente di avere dei magici bottoncini con i quali ascoltare tutto ciò che vuole a differenza di me che, se voglio ascoltare solo il tempo che passa non possiedo altri mezzi che quelli di far tacere le persone o le cose che mi circondano.