Pour parler Scritti Stati

Il naso

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Il 28 ottobre del 2014, il quartiere nel quale vivevo accese i camini. Un gran si alzo da quel rituale, perché i camini non venivano usati da tanto e gli spazzacamini di Mary Poppins avevano deciso di non ballare più sui tetti delle case stringendo la mano ai loro abitanti, così per le strade si alzò una gran nube grigio trasparente, dall’odore acre, e a bruciarono gli occhi fino a diverse ore dopo a causa di quel polverone funereo. Però, quando il nuvolone  mi colpì il per la prima volta, quel pomeriggio, mi investì anche un mare di , come ogni anno.

La prima cosa che mi venne in mente, respirando quell’odore forte, fu il della casa in cui ero cresciuta. Un bellissimo, che a me sembrava tanto grande e che, sicuramente, non lo era così tanto. La seconda cosa che mi venne in mente furono delle foglie secche, e il parco. Sulle prime non avevo messo a fuoco il perché di questo ricordo, ma poi mi rammentai di quando, da molto piccola, papà mi portò a fare una passeggiata e insieme creammo un piccolo falò con una manciata di foglie secche. C’era anche il cane con noi ed io avevo paura che si bruciasse il naso a forza di frugare il terreno accanto alle fiammelle. Il terzo ricordo riguardò le castagne. In alcune, rare volte, i miei volevano provare a fare le caldarroste “di strada” anziché “di casa”, nel forno, cosi provavano a cuocerle nel di cui sopra. Il fatto che le volte fossero rare lascia capire come le castagne fossero buone, cotte sul fuoco del invece che nel forno.

È strano come una cosa tanto piccola come il naso sia capace di scatenare ricordi così vividi e immediati.
È un organo sottovalutato, il naso, altro che.