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Il maglioncino ceruleo

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Superficialità. Questa parola va molto di voga, di questi tempi. Ma cosa è veramente superficiale?

Qualche giorno fa sono andata a vedere alcuni spezzoni del “Diavolo veste Prada” su You Tube, dato che è un che io trovo assolutamente delizioso e la recitazione di è superba, tanto da averle fatto vincere un Oscar. Come spesso accade se non si vedono o non si scrive o non si legge qualcosa di russo con i sottotitoli in cirillico che parli di morte, guerra, politica o altre amenità simili, deve intervenire il solito pseudo intellettuale di turno (a volte sicuramente troll) che tira fuori opinioni come: “Un sciocco e banale, superficiale” rispondendo alle difese dei fan con un: “Eh beh certo, ha vinto 12 o 13 Oscar, che vuoi….”

Ora.

Non pretendo affatto che, nella fattispecie, “Il Diavolo veste Prada” possa essere al livello di Schindler’s list. Non pretendo nemmeno di spacciarlo come il film dell’anno, o come fulgido esempio per le giovani leve della cinepresa. So solo che è un film carino, godibile, pieno di bei vestiti (cosa che fa sempre colpo), con una certa morale che fa riflettere e che il mio personaggio preferito, , ha quel livello di stronzaggine che attira e fa invidiare lo spettatore di turno (vedi i vari Dr. House del caso). C’è bisogno di farlo a pezzi denigrando ogni cosa che lo riguardi, senza nemmeno andare aldilà della commedia sentimentale e senza rispetto alcuno per gli estimatori? E con ciò non difendo chi, con squittii e manine tese verso l’interlocutore di turno, spacci la suddetta pellicola come “il capolavoro del secolo” alla stregua di Twilight (le fan di quest’ultimo non mi lincino, le prego). Lo sputare facili sentenze su film che non siano alla Umberto Eco non farà del soggetto in questione un Umberto Eco appunto, ma solo un poveretto da compatire. Sono dell’opinione che il vero intellettuale si interessa di tutto, legge, vede, s’informa, e solo dopo dice la sua, senza mai offendere o assumere un atteggiamento di superiorità nei confronti del suo interlocutore. Consiglio agli pseudo intellettuali di non mettersi mai la maschera di Vittorio Sgarbi, perché in questo modo non faranno altro che concentrare su di sé le antipatie dei loro simili, nonché indicazioni cortesi per raggiungere il tanto famoso “quel paese”.

Per concludere, voglio rispondere alla domanda fatta all’apertura del post. ‎

Cos’è la superficialità? Penso che ci siano molti modi per rispondere alla domanda con degli esempi, perché ci sono molti modi in cui ci si può fermare solo all’apparenza, e non scavare più a fondo. Uno di questi, per me, è l’etichettare le commedie e la gente a cui piacciono come superficiale: per me è quanto di più superficiale ci possa essere. Oltre che rappresentare un evidente indizio di insicurezza, certo.

N.d.r. Se vi state chiedendo perché io abbia intitolato il post con “il maglioncino ceruleo” è perché rimanda a una delle scene più memorabili di tutta la pellicola citata sopra, quella del “maglioncino ceruleo”, appunto, che è un ulteriore esempio di quanto appena scritto. Se lo pseudo intellettuale di cui sopra avesse visto veramente il film, si sarebbe certamente sentito chiamato in causa dal discorso del “maglioncino ceruleo”. A ulteriore conferma che il superficiale in questo caso, ahimè, è proprio lui.