Essere me

Feeling like a woman (second part)

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Qualche giorno fa mia mamma mi dice che da mia zia ci sono tantissimi vestiti nuovi di una figlia amica di una sua amica (lo so, il giro è lungo ma spero di aver reso comunque l’idea) che lei non ha mai messo perché ha comprato quando aveva su per giù la mia taglia e poi lasciato lì perché è ingrassata tantissimo nel giro di poco tempo e dovuto necessariamente accantonare. Questa ragazza ha voluto darli a me, sperando che non mi offendessi. Certo preferirei comprarli nuovi di pacca in un negozio piuttosto che doverli ricevere nuovi da un’estranea (non la conosco affatto, e quindi spero che il suo stile sia compatibile col mio, sono persino andata a cercarla su Fb per vedere che look ha di solito!) ma visto che siamo in un periodo di crisi e non ricordo nemmeno più quando sia stata l’ultima volta in cui ho comprato dei vestiti nuovi, visto che sono curiosa di vedere i vestiti e che mi stuzzica l’idea di far entrare qualcosa di nuovo nel guardaroba, visto infine che sono una donna e quindi sono sensibile nonché stimolata dall’idea "vestiti nuovi" accetto mettendo da parte il mio solito orgoglio, facendo i dovuti ringraziamenti e sorprendendomi che l’amica di mia zia si sia ricordata di me, visto che ci siamo incrociate sì e no due volte. In questi giorni non sono potuta andare a casa di zia per via degli impegni con l’università, oggi è domenica e mia mamma non lavora di pomeriggio. A pranzo quindi le propongo di andare e recuperare i tanto famosi vestiti. Lei accetta così mi sdraio sul mio lettino con il nuovo libro acquistato ieri, Via col vento, edizione del 1937, soddisfatta e impaziente di andare a prendere i miei nuovi capi di abbigliamento. Mi appisolo (cosa che succede raramente) e al risveglio chiedo a mamma quando andiamo da zia. Lei mi risponde:"Adesso andiamo in campagna, vuoi venire?" io ci rimango di sasso. Ma non mi perdo d’animo. Le dico che non c’è problema, che vado da sola e che ritorno da sola. E lei mi dice:"Adesso la macchina serve a noi". Io odio avercela con mia madre, con la quale di solito ho un bel rapporto. Odio avere la tentazione di mandarla a quel paese, odio quando mi parla con quella vocina tutta algida e arrogante del "non fare i capricci". E’ questo che mi irrita, non tanto il fatto di non poter prendere i vestiti. Pazientemente mi siedo alla scrivania e apro il mio libro. Sento che va da mio padre, sul divano, e gli espone la questione. So che si sente in colpa, e so che in fondo vuole accontentarmi. Viene papà e mi dice:"Quando torniamo puoi andarli a prendere, non ti preoccupare". Adesso non so come andrà a finire la cosa, credo che entro stasera avrò questi benedetti abiti ma la cosa che mi ha turbato di più è stato il tono di voce di mamma, che mi ha trattato come se stessi facendo i capricci quando in realtà io non ho mai pestato i piedi nè per avere vestiti nè per avere scarpe o borse, ma anzi arrangiandomi e sospirando tra me e me davanti alle vetrine quando ne desideravo un paio proprio per non pesare sulle economie di famiglia. So che vorrebbe comprarmi tutto ciò che desidero, so che è dura per lei non potermi accontentare sempre e so che lo vorrebbe anche mio padre, che in queste cose a volte mi sorprende perché dimostra di accorgersi quanto io soffra di non poter andare a fare shopping quanto vorrei. E’ solo che non capisco perché faccia così, perché mi risponda con quel tono duro e mi dica "la macchina serve a noi", come se davvero le avessi preso le chiavi di mano per recuperare i tanto nominati capi di vestiario. 

Seppur donna, a volte non la comprendo. Davvero.