Due Pesciolini.

Non so come scriverlo, e non so neanche perché tutto questo mi generi una sorta di ansia. In fondo, il mondo da me universalmente conosciuto già lo sa – con l’aiuto dei sempre solerti Instagram e Facebook, certo –  e non sono né la prima né l’ultima a vivere quest’esperienza.

Ma.

Sento una naturale ritrosia nel pubblicare questo post. Sono una creaturina strana, si sa.

Ebbene, lo scriverò tutto d’una battuta, così non ci penso più: io e Marito aspettiamo due gemellini. Due di fine febbraio. Nasceranno sotto il segno dei Pesci e la cosa mi garba assai: mi pare tutto molto in coordinato ecco. 

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Io e Marito siamo, inutile dirlo, molto felici e molto emozionati.

Non cercavamo queste piccole creature. Hanno deciso loro di venire da noi, e in un periodo per me già ricco di grandi cambiamenti: sono infatti arrivati quando ho cambiato lavoro ed ero invero un po’ preoccupata proprio per questo motivo. “Come sarà la politica aziendale in fatto di maternità? Andrà tutto bene? Alert donna gravida appena prima di cominciare?”

Eppure, tutto sta andando nel migliore dei modi ed io sono assai felice che la Vita abbia scelto per me. Anzi, per noi. Ché anche Marito ha messo la sua indispensabile parte di fatica, eh.

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Qui insieme a me vi stanno dunque scrivendo altri due esseri umani – ogni volta il pensiero che questo corpo ospiti tre esseri umani mi manda ai pazzi e contemporaneamente mi fa sentire potente, tipo She-Ra o la Regina Elisabetta – e abbiamo scoperto da circa un mese che sono due maschietti. Due ciucci azzurri, come suggeriva l’immagine che io e Marito abbiamo condiviso sui social per annunciare la lieta novella e che solo il 10% delle persone ha colto.

In questo momento io, Una e Trina, vi sto scrivendo dalla cucina di casa nostra e i due pesciolini partecipano attivamente segnalando la loro presenza attraverso calci e pugnetti. Al contrario di ciò che sentivo durante il primo mese di , che, come nella migliore delle ipotesi, è passato liscio e anonimo, ben mimetizzato tra tutti gli altri mesi della mia vita precedente.

In quel mese – giugno/luglio – ho fatto appunto di tutto: ho portato a piedi tre grossi vasi di ceramica dal negozio a casa sotto il sole cocente delle 14:00, ho ingurgitato boccali di birra durante le mie brave uscite del sabato sera, ho preso Oki per quello che credevo essere mal di pancia da pre-ciclo (e che invece era altro! Ah ah scherzone!) e poi, quando la ginecologa mi dice: “Sei in gravidanza. E sono due.” ricordo solo di essermi coperta il viso con le mani e di aver provato una grande confusione. Arrivata a quel punto sapevo, dentro di me, di essere in gravidanza, me lo sentivo, ma non sapevo di ospitare due pesciolini.

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Per tutta la vita Madre mi ha pronosticato la possibilità di una – in famiglia ne abbiamo diversi esemplari – e, come ama spesso ripetere “il sangue non è acqua”. I mi sono sempre piaciuti, e mi è sempre piaciuta l’idea di ottimizzare i tempi sfornando due creaturine in una volta sola, ma certo da immaginarlo a farlo il passo è ben grande.

 

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Nonostante il primo shock iniziale, tuttavia, io e Marito ci siamo abituati ben presto all’idea e siamo contenti che avremo due gemellini. Due piccolini che, all’inizio, ci renderanno certo la vita più complicata di un piccolino solo, ma che poi cresceranno insieme, giocheranno insieme e vivranno insieme le grandi avventure dei più piccini – vedi asilo, vedi nuovi amichetti, vedi gite fuori porta etc etc.

Ma, in tutto ciò, ti senti diversa? Mi chiederete voi.

Sì, rispondo io. Mi sento diversa, mi sono sempre sentita diversa dal solito, fin da quei giorni di luglio in cui aspettavo un ciclo che non sarebbe mai arrivato. E, nell’istante in cui ho ricevuto la bella doppia notizia, ho avuto la precisa consapevolezza che il mio corpo non era più mio. Che avrei dovuto dividerlo con qualcun altro per i nove mesi successivi. E che da questo derivavano notevoli responsabilità.

E poi. Non pensavo di trasformarmi in una di quelle garrule creature che emettono strilletti appena vedono un bambino. Non lo sono mai stata con i degli altri, cioè i degli altri mi sono sempre piaciuti ma fino ad un certo punto. Di fronte ad un neonato in carrozzina non ho mai accettato l’idea di regredire alla fase infanzia perdendo l’uso della parola in favore di mugolii indistinti.

Eppure, nonostante abbia già visto i Pesciolini diverse volte da quando si sono manifestati come due piccoli luccichii pulsanti, ancora mi sorprendo. E mi emoziono. E salto su, ed emetto versetti, e sento il cuore sciogliersi come neve al sole e tutto intorno a me sparisce lasciando posto ad arcobaleni, unicorni, stelline colorate.

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Per esempio. Durante l’ultima ecografia, all’improvviso, ci è passato di fronte un visino.

Un visino perfetto, un visino di bimbo, formato, con gli occhietti, il nasino, le labbra, il mento. Tutto al posto giusto. Il visino di uno dei nostri bambini. E mi sono ritrovata, prima che Cervello potesse fermarmi, ad esclamare: “Oddio guarda, un visino!” pentendomi poi subito dopo di aver parlato. Certo che è un visino, sciocchina. Studi le fasi di sviluppo di un feto da quel lontano giorno di luglio, ormai lo sai che a quest’ora si parla di bambini già perfettamente formati.

Eppure.

Eppure quando vedo quelle braccina, quei visini, quei piedini, quelle manine… mi sciolgo. Come burro fuso, e tutto diventa melassa. Ed io perdo ogni dignità sul lettino dell’ambulatorio, e dimentico ogni cosa.

Pesciolini. Quanto potere avete già.

Pubblicato da Diario

Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

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