Essere me Figlie di Eva Il mondo fuori dal letto è cattivo. Paturnie

Crisi

comments 14

Da un pò di tempo sono in crisi. Sì, proprio come quella che attanaglia il mondo per la mancanza dei soldi. Ma la mia di crisi, oltre a riguardare le mie finanze, che quelle l’ha sempre riguardate, riguarda l’. Da un pò mi chiedo se ho fatto bene a scegliere la facoltà di giurisprudenza, e se non avessi dovuto prendere qualcos’altro. Questa crisi nasce dal fatto di essere in ritardo, di circa un anno, sul programma di studi. Sul fatto che faccio sempre più fatica a studiare, sul fatto che per me dovrebbe essere un piacere, ed invece è sempre più un dovere. Sul fatto che, se forse avessi scelto la facoltà giusta, quella per me, quella che mi piaceva davvero, a quest’ora magari sarei già laureata. Ed invece sono sempre qui, al terzo anno, con ancora 4 esami del secondo da dare per via del cambio di sede che mi ha un pò “fregato“, visto che mi ha messo al terzo anno a maggio, fregandomi quindi metà tempo. La cosa buona e giusta è che per Siena ho già dato due esami del quarto, che al quarto anno a quanto pare ne siano soltanto 4 e che il quinto sia una sorta di anno bonus, fatto appunto per chi, come me, è in ritardo sulla tabella di marcia. Vedo persone intorno a me che magari si sono già laureate, e che prendono 30 su 30, vedo persone che con disinvoltura leggono il libro e poi lo ripetono, vanno all’esame e dicono tutto alla perfezione. All’università ho una media del 25, che non è eccelsa, ma neanche malaccio.

E’ solo che..

Vedete, io mi sono sempre aspettata un cambiamento dalle scelte della mia vita, un cambiamento che mi avrebbe portata al meglio, e non a restare sempre uguale a dove mi trovavo. Alle medie era una pacchia: studiavo il giusto, mi bastava leggere la lezione del giorno e già la ricordavo, bastava che la ripetessi un attimo ed ero pronta. Poco sforzo, molto risultato. Alle superiori la solfa cambiò: ebbi la malaugurata idea di prendere il classico, e passai 5 anni di stress continui e frustrazioni, dove il massimo che potevi prendere era l’8 ed era riservato solo ai cervelloni. O ai leccaculo. O ai figli di papà. In terza liceo (l’ultimo anno) decisi di prendere giurisprudenza, convinta che sarei sfuggita alla follia e che da quel momento in poi studiare sarebbe stato più facile, spinta anche da una ragazza che mi disse che dopo il classico l’università sarebbe passata in un lampo. Persi tempo i primi anni, questo è vero, per colpa di un ragazzo che mi faceva soffrire. Ma comunque gli esami importanti riuscì a darli.

Ma adesso faccio il bilancio della mia vita e carriera scolastica, e mi sento come in trappola, presa in un pantano di sabbie mobili dove non riesco più ad uscire. Mi sento invischiata da qualcosa che mi trattiene le gambe e non mi lascia andare avanti.. è tutto così lento… voglio andare avanti, voglio uscire… ed invece no. Non voglio essere mediocre, non voglio prendere il 25 (anche se è un voto di tutto rispetto eh!) ma sembra che ogni volta ci sia qualcosa che mi impedisca di riuscire, di essere migliore. E le mie speranze di migliorare vanno a farsi fottere.

La sensazione è accentuata dalla partenza di S., che questo fine settimana non torna da me perchè sua mamma vuole andare giù a Napoli a vedere come si è sistemato e con l’occasione visitare la città. Non posso fare niente di veramente importante fino a quando non finisco l’università: non posso andare a vivere con lui, non posso trovarmi un lavoro, non posso vivere da sola nell’attesa che me lo rimandino qui in Toscana. Insomma non posso fare niente e la cosa è veramente frustrante. Mi sento sciocca e inferiore agli altri, e mi sembra che tutto quello che stia facendo non serva assolutamente a nulla, visto che non mi vedo nei panni di una donna di legge perchè non mi sento in grado di esserlo. Quando mi fanno domande sulle materie passate non ricordo bene o nulla quello che ho studiato, così che parte la solita frase che mi fa scattare la voglia di piantare schiaffoni e fanculizzate a destra e a manca: “Ma come, studi giurisprudenza e non lo sai? e che cavolo fai all’università?” Aumentando il mio senso di inadeguatezza e voglia di mollare tutto e fuggire via, perchè anche se laureata il mio lavoro sarà quello di commessa in un negozio del corso, se tutto va bene.

So che non serve a nulla piangersi addosso, e io voglio finire l’università, perchè di carattere sono determinata e se comincio una cosa devo portarla a termine. So che non sono sola, e che nella mia situazione si trovano tanti altri ragazzi. Solo vorrei che le cose cambiassero, ma non so come fare. Dovrei cambiare metodo di studio, dovrei cambiare me stessa? Al cepu non se ne parla, sia per orgoglio personale (io sono anche orgogliosa per natura) sia per i soldi che non ci sono per pagare le tasse dell’università, figuriamoci per la scuola di Carolina Kostner che dopo un anno che lo pubblicizza ha sempre fatto quei soliti 5 esami.

Nel frattempo stringo i denti e vado avanti: qualcosa succederà..