Emmobastaveramenteperò Essere me Il mondo fuori dal letto è cattivo.

“C’era una volta…

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… una città tenuta in ostaggio da una pompa di cattiva." Così comincia la pubblicità della . Qui dove abito io, anche se non è una città, c'è ugualmente una pompa di cattiva. E' gestita da due uomini di malaffare, più precisamente due quaquaraquà (ricordate la celebre distinzione tra gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà?), tale S. e M. 

Si da il caso che domenica pomeriggio, in un bel pomeriggio assolato d'autunno, mentre le foglie si vanno ingiallendo e tutto il mondo giace nell'opulenta calma dell'abbiocchino post pranzo, io, mio padre e mio fratello dobbiamo recarci a M., paesone distante un 3/4 d'ora dal mio per portare dal veterinario Luna, la bretoncina di cui ho già parlato qui e che, causa ricci (o come si chiamino loro, quelle piante secche che hanno dei veri e propri ricci sullo stelo) soffre, è il caso di dirlo, proprio come un cane. Sicché caricata la ferita ci dirigiamo verso la . Prima di noi una ragazza dell'est, con due bei sacchi di farina che le escono dai bordi del jeans, complice anche la vita bassa del jeans stesso e la magliettina che le arriva sullo stomaco, chiede implorante aiuto al mio prode genitore affermando con fare lagnoso che la pompa ha mangiato i suoi 20 euro senza darle in cambio ciò che le spetta. Mio padre cerca di aiutarla ma poi, vedendola montare in macchina e andar via (perdendo tra le altre cose il tappo della benzina) inserisce la banconota nel distributore e attende. Il piano è questo: metterci solo 5 euro giusto per arrivare a destinazione e poi fare la scorta a M., dove la benzina costa meno. Ma una scritta malvagia lampeggia, rovinando il machiavellico progetto: benzina esaurita! Il panico ci attanaglia le viscere ma un prode cartello fatto a brandelli dalle intemperie ci rassicura dicendoci che se aspettiamo entro dieci minuti ci verrà elargito prontamente un simpatico scontrino con cui reclamare il dovuto dai due buontemponi di cui sopra, tali S. e M. Aspettiamo. Cinque, dieci, quindici minuti. Il gippone dei carabinieri ci passa accanto. Venti, venticinque. Uno stormo di corvi vola sopra di noi gracchiando. Niente. Al 29° minuto decidiamo di ripartire con le pive nel sacco. Il giorno dopo mio padre si reca alla pompa cattiva reclamando il sangue nero che gli spetta ma nulla: senza scontrino non si può far niente, colpa sua che non ha aspettato abbastanza. Trattenendo i pugni in saccoccia e le parolacce in bocca mio padre se ne va dopo avergli comunque detto il fatto suo. 

Ieri mia madre torna a casa da lavoro. E' viola. Sapete che vuol dire viola? Bene, è di quel colore lì. Ed ha delle piccole vene gonfie sotto l'occhio sinistro. "Mamma" le chiedo preoccupata "Che hai? Ti senti bene? Hai litigato con qualcuno?" E lì mia madre parte. Parte in una sorta di racconto d'appendice infiorato da una serie di parole dialettali note solo a chi ha abitato in Campania (o ha vissuto con loro) e che termina con la deposizione delle mani sui fianchi della mia procace genitrice. Dal racconto estrapolo i fatti essenziali che poi riferirò al fratellino che torna da scuola: mamma va in banca, davanti a lei si trova M. che deposita i soldi impartendo lezioni e chiedendo se i conti tornano alla paziente cassiera che lo serve. Attende che abbia finito, poi lo affronta chiedendogli se tra i soldi depositati ci siano anche i suoi. M. replica ripetendo la storiella di cui sopra, e cioè che senza scontrino etc etc e che è colpa nostra che non abbiamo aspettato etc etc. Mamma si infòca: che le stia dando della bugiarda? Insiste dicendo che nessuno scontrino è stato emesso e che con quei 5 euro che si sono fregati offre un caffè a lui e a tutta la sua maestranza. La cosa va avanti per un pezzo fino a quando il benzinaio cede e sotto la luce della lampada dichiara di sapere chi ha preso quello scontrino ma di non poterlo rivelare per non mettere in mezzo nessuno e non fare nomi. Gente potrebbe rimanere coinvolta e danneggiata dalla cosa. Risatine di sottofondo da quelli in fila che assistono alla scena, mamma che punta il dito e dice: "Allora lo vedi che sei tu il bugiardo e non io! Comunque per 5 euro non vado fallita: come ero così sono rimasta" e alla replica del quaquaraquà "Anche io non sono più ricco" la genitrice risponde: "Non lo so questo."

L'idiozia, la malafede e l'imbroglio concentrati in un metro e sessanta d'omo. Non considerando l'altro, ovviamente.