Scritti

Qui lo dico e qui lo scrivo.

One need not be a chamber – to be Haunted –
One need not be a House –
The Brain – has Corridors surpassing
Material Place -Far safer of a Midnight – meeting
External Ghost –
Than an Interior – confronting –
That cooler – Host -Far safer, through an Abbey – gallop –
The Stones a’chase –
Than moonless – One’s A’self encounter –
In lonesome place -Ourself – behind Ourself – Concealed –
Should startle – most –
Assassin – hid in Our Apartment –
Be Horror’s least –
The Prudent – carries a Revolver –
He bolts the Door –
O’erlooking a Superior Spectre –
More near –
Non bisogna essere una camera – per essere Infestati –
Non bisogna essere una Casa –
Il Cervello – ha Corridoi che vanno al di là
Di un Luogo Materiale -Assai più sicuro a Mezzanotte – incontrare
Un Fantasma Esterno –
Che con uno Interiore – confrontare –
Quel più freddo – Ospite -Assai più sicuro, attraverso un’Abbazia – galoppare –
Da Pietre inseguiti –
Che senza luna – nel proprio Io imbattersi –
In un luogo solitario -Il nostro Io – dietro di Noi – Celato –
Ci dovrebbe spaventare – al massimo grado –
L’Assassino – nascosto nel Nostro Appartamento –
Degli Orrori essere il minore –
Il Prudente – ha con sé una Rivoltella –
Spranga la Porta –
E non vede uno Spettro Superiore –
Più vicino –

Emily Dickinson

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. Un’altra copia fu inviata a Susan, con quattro varianti: al verso 7 “it’s” (“suo”) al posto di “an”; al verso 11 “”unarmed” (“inermi”) al posto di “moonless”; al verso 17 “Body – borrows” “(“Il Corpo – si appropria [di]”) al posto di “Prudent – carries” e all’ultimo verso “Or More” (“O Altro”) al posto di “More near”.

Nulla di ciò che ci circonda, nemmeno i fantasmi, nemmeno gli assassini, dovrebbe farci più paura di quella misteriosa e inquietante entità così vicina: il nostro Io. Per qualsiasi minaccia esterna possiamo armarci, possiamo sprangare le porte, ma nulla riesce a difenderci da quello spettro superiore che portiamo dentro di noi; quell’Io così ben nascosto, che riusciamo a tenere a bada solo se lo dimentichiamo. Non appena riaffiora, il mistero della nostro essere coscienti, della consapevolezza di esistere, ci spaventa; ed è uno spavento che supera di gran lunga quelli che qualsiasi causa esterna può farci provare.
Come al solito immagini fantasiose, che confinano col gusto “gotico” così in voga all’epoca. I corridoi del cervello, che sono molto più tortuosi e labirintici di qualsiasi luogo materiale; il galoppo attraverso un’abbazia (si presume notturna e sinistra) inseguiti da “pietre” che possono essere i mostri scolpiti nelle chiese gotiche o le lapidi nelle loro navate; l’imbattersi in se stessi in un luogo, buio, senza luna, solitario, che non ci dà modo di sfuggire al nostro Io. E l’inutile precauzione della strofa finale: munirsi di una pistola, sprangare bene la porta, non serve a niente contro quello spettro superiore che ci accompagna sempre.
Al penultimo verso “o’verlooking” può essere “guardare dall’alto, squadrare, scrutare, riesaminare” ma anche “trascurare, tralasciare, non dare importanza”. Massimo Bacigalupo traduce con “squadrando” e scrive nella nota: “Alla dichiarazione generale delle prime quattro quartine segue nella quinta il momento diretto del confronto con lo spettro, con tanto di revolver.” Io ho interpretato come: “non serve armarsi e sprangare la porta, se non si capisce che portiamo dentro di noi uno spettro ben superiore a quelli dai quali potremmo difenderci con questi mezzi così materiali”, e ho perciò tradotto con “E non vede”.
Le varianti nella versione inviata a Susan non mutano il senso dei versi, a parte l’ultima, una sorta di dubbio finale che sembra aggiungere qualcosa d’altro al fantasma interiore e alle minacce esteriori.

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli – Estratto dal sito Emily Dickinson.it

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