A proposito di un mandarino

Il mandarino è ruvido al tatto, e liscio all’olfatto. La sua buccia porosa fa immaginare le mani callose che lo hanno colto, e quelle guantate che lo hanno maneggiato. Comincio a sbucciarlo; e subito un intenso profumo, fresco e buono, mi colpisce il naso. Lo apro a metà: il profumo è ancora più forte, si insinua in alto, e, procedendo, si svolge, si dipana, si allunga; come un gomitolo di lana: ecco che arriva l’acidulo, il dolciastro, il caramelloso. Un ricordo si fa strada: io bambina che afferro una caramella all’arancia prima di andare a scuola. E’ inverno, fa freddo sono nella mia vecchia casa e vado ancora alle elementari. Saluto la coppia di canarini che cinguettano nella loro gabbietta, sulla cima della credenza, pensando che non devono andare a scuola, e che vorrei stare con loro.

Pubblicato da Diario

Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

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