Come finirà il Trono di Spade? Le mie ipotesi personali

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Il Trono di Spade 8

Manca poco all’ultima stagione del Trono di Spade, la cui messa in onda è prevista per la metà di aprile. Poco più di un mese, quindi, per scoprire che fine faranno i nostri personaggi preferiti.
Ho letto in giro varie teorie in merito. Chi siederà sul Trono di Spade, chi morirà, chi sopravvivrà, ma solo con alcune mi sono ritrovata d’accordo. Ecco, perciò, la mia personale teoria sulla fine di GOT (d’ora in avanti lo chiamerò così per comodità. ITS sarebbe poco musicale).

Chiaramente il post può contenere spoiler per chi non ha visto tutte le stagioni fino a questo momento.

In questi anni ci hanno mostrato la guerra tra più fazioni per la conquista del Trono, e, pertanto, è naturale chiedersi chi vi siederà sopra, ora che sta per cominciare la battaglia definitiva. Ci sono diversi contendenti, tutti con motivazioni diverse, ma tutti con lo stesso obiettivo: diventare il Re o la Regina dei Sette Regni. Ebbene, secondo me occorre avere una visione più ampia del tutto e provare ad immaginare cosa succederà dopo che la guerra sarà finita. Se il vincitore/ice sedesse sul Trono, nulla cambierebbe, e la storia potrebbe proseguire all’infinito: continuerebbero gli intrighi ed i complotti per soffiare il Trono dalle regali natiche della testa coronata. Ma se invece chi ha vinto fondesse il Trono – esattamente come è stato fatto per realizzarlo poi – e abbattesse la monarchia in favore della democrazia, tutto cambierebbe e si instaurerebbe una nuova forma di Stato e di Governo.

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Recensioni lampo: Il nome della rosa – la serie tv

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Il nome della rosa

Il 4 marzo, su Rai 1, ha debuttato, in anteprima mondiale, Il nome della rosa, La miniserie televisiva rifacimento della celeberrima opera di Umberto Eco e del film di Annaud del 1986.

Come molti altri, lunedì sera ero munita di divano, coperta e gatto sulle ginocchia per guardarla incuriosita e sospettosa.

E:

  1. La fotografia è spettacolare;
  2. Nonostante fossi un po’ prevenuta (Sean Connery unico vero Guglielmo da Baskerville) John Turturro è una scelta azzeccata;
  3. Il nome della rosa del 1986, ovviamente, non si batte. E’ un mostro sacro, e tale rimarrà secula seculorum. Di questo sono coscienti anche i produttori della  miniserie, e non credo che avessero l’intenzione di soppiantare il film di Annaud;
  4. Nonostante quanto affermato nel precedente punto, il rifacimento del 2019 è migliore sotto alcuni punti di vista. Dal momento che è una serie in otto puntate, ha più tempo per concentrarsi sui dettagli della storia; perciò spiega molti più avvenimenti che nel film. E, per questo motivo, darà finalmente degna importanza al titolo della storia. Spero.
  5. Purtroppo non è stata riportata l’espressione “illecite carezze”, presente nel film del 1986. Ma confido nel futuro;
  6. E’ una miniserie del 2019, e, per questo, superiore al film del 1986 per resa visiva. Perciò, è anche più patinata;
  7. Dire che è un buon prodotto e che la Rai ha fatto un lavoro di qualità non equivale a dissacrare o abiurare il film. Occorre un po’ di onestà intellettuale. Non per forza si deve preferire la miniserie al film, ma neanche il film alla miniserie, se questa ci ha intimamente coinvolti.

E voi? Avete visto la prima puntata de Il nome della rosa anno Domini 2019? Lasciatemi le vostre impressioni nei commenti.

I Tarocchi dell’Incubo ed il servizio di spedizione Bonelli Editore

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Negli anni ’90 Lo Scarabeo, la casa editrice torinese specializzata in Tarocchi, pubblicò mazzi dedicati a personaggi del fumetto italiano. Uno di questi personaggi fu Dylan Dog. Dal 29 novembre, su Dylan Dog, è cominciato il “Ciclo della meteora”. Sergio Bonelli Editore ha colto l’occasione per regalare un nuovo mazzo di Tarocchi dell’Incubo.

So che oggi è l’otto marzo (a proposito, complimenti a tutte le Donne che passano di qui!) e che la giornata vorrebbe un post a tema, ma questa mattina mi è arrivato il pacco dalla Sergio Bonelli Editore e vorrei invece scrivere un post alla “cotto e mangiato”.

Ma cominciamo dal principio: come dicevo nell’introduzione, la Bonelli ha deciso di regalare ai lettori i nuovi Tarocchi dell’Incubo. Il mazzo, composto come da tradizione da 78 carte – più due speciali – è stato suddiviso in quattro buste da 20 carte. La prima era allegata al n. 387 di Dylan Dog; le altre sono uscite con i numeri 388, 389 e 390. Insieme al Dylan Dog Color Fest in uscita l’8 febbraio 2019, invece, c’era la scatola per custodire il mazzo ed un libriccino di istruzioni scritto da Bepi Vigna.

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