Bird Box è il film targato Netflix di cui tutti parlano ultimamente. E’ diventato così popolare da dare il via a stupide sfide virali chiamate Bird Box Challenge.

In sintesi, l’umanità tutta è colta da improvvisi attacchi suicidi, che decimano la popolazione. Responsabili di tali attacchi sono delle non meglio precisate “creature”, che non vediamo mai se non disegnate su fogli di carta. La protagonista dovrà cercare di portare in salvo se stessa e due bambini cercando di raggiungere un porto sicuro, ovviamente molto lontano da dove si trovano lei e i piccoli.

Bird Box

Ho visto il film ieri sera e:

  1. E’ un film con scene piuttosto realistiche; i suicidi sono rappresentati bene. Non nego di essere rimasta male più di una volta.
  2. Sandra Bullock è spettacolare, regge tutto il peso del film sulle spalle.
  3. John Malcovich è pure bravo, ma sarà per il personaggio da stronzo, non brilla quanto la Bullock.
  4. C’è un tema conduttore su cui riflettere. Ho letto che alcuni basano il leitmotiv della pellicola sulla critica morale della società odierna, incentrata sulla condivisione e sul “farsi vedere” dagli altri. Dal momento che invece i personaggi devono girare per lo più bendati pena la morte, ci sarebbe una sorta di “contrappasso” nel dover essere forzatamente ciechi per sopravvivere. In contrasto con questa tesi – che trovo piuttosto forzata – penso che il tema su cui ruota l’intero film sia la solitudine.
    Ne parla Mallorie all’inizio, ne parla tutta la pellicola in maniera silenziosa ma costante per le due ore in cui la storia si svolge. La solitudine; l’incapacità di stabilire legami con gli altri esseri umani; il fatto di non riuscirci perché noi stessi creiamo costruzioni che ci impediscono di comunicare con l’altro; i rapporti troppo complicati tra gli esseri umani, per loro stessa volontà, che rendono impossibile la convivenza, mentre un ritorno alla semplicità permetterebbe di stringersi la mano e continuare il viaggio insieme; la convinzione di non aver bisogno di qualcuno al proprio fianco, che si sbriciola man mano che scorrono i minuti del film. Mi ha ricordato “Into the Wild” per questo.
  5. Il film è fatto bene, almeno per me che non sono abituata a certi generi e sono piuttosto sensibile. Ho letto in giro che è un horror che non spaventa: forse non spaventa, ma inquieta, che per me è peggio. Funziona bene come thriller: mantiene sempre viva la tensione, vigile lo spettatore. Alterna a momenti di serenità e calma momenti di azione e di ansia. E lo fa con una meccanica così precisa che, dopo un po’, te lo aspetti, e smetti di preoccuparti di cosa succederà, perché lo sai. Ecco, forse un suo difetto è proprio quello di avere uno schema prevedibile, che, passata un’ora, viene scoperto.
  6. Bird Box ha un duplice significato.
  7. I filtri usati nel film sono cupi, come è giusto che sia.
E voi? Avete visto Bird Box? Lo guarderete? Avete letto della Bird Box Challenge, e di come bisogna dire alla gente di non fare cose stupide altrimenti le fa?

“Se ti levi la benda, muori. Se guardi, muori. Hai capito?”

 

 

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