Essere me Figlie di Eva Follie di prima gioventù

Epifania

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Rientro da una delle mie "lezioni", quelle che mi consentono di vivacchiare senza dover chiedere necessariamente i soldi ai miei per le piccole spese. La ragazzina a cui do ripetizioni lascia, ha cambiato scuola e dal liceo scientifico è passata al liceo psico-pedagogico. L'altro ragazzino a cui ho dato a volte qualche lezione minaccia di farlo e già alcuni nella loro classe lo hanno fatto. Tutti coloro che hanno già compiuto il grande passo sono molto sereni e la cosa mi ha fatto riflettere. Io ho fatto il liceo classico, so cosa hanno passato loro e cosa stanno passando, so cosa significa essere trattati come idioti e prendere non più di sette perché più dell'otto non ti danno, so cosa significa sentirsi agitati, in ansia, col magone e avere la sensazione di sbattere contro un muro perché per quanto tu t'impegni sembra che non serva mai a nulla. So quanto possano essere meschini, egoisti e infantili i professori. Io so tutto questo. E ogni volta che ci penso mi dico che non ho vissuto la mia adolescenza, perché l'ho passata sui libri, l'ho passata svegliandomi alle quattro la mattina per finire di studiare (complice il fatto di essere una pendolare) e l'ho passata ignorando le cose belle che può dare quest'età visto che tutto quello a cui pensavo era soltanto lo studio e il migliorare la mia situazione scolastica per far contenti i miei.

Fino a questo momento ho sempre teso a dare la colpa a stessa; mi dicevo che sono stata io a voler perdere la mia adolescenza, a dare troppo peso allo studio e ai voti, a voler abbaiare alla luna, e che se magari io avessi assunto un atteggiamento più morbido, più "menefreghista", più spensierato, se avessi pensato più a stessa e non agli altri senza farmi mille pippe mentali sarei stata più serena e forse avrei ottenuto voti migliori (anche se comunque avevo 7 laddove più dell'8 non davano). E in parte tutto questo è vero. Quando però A. mi ha dato la notizia di voler cambiare, improvvisamente ho avuto un'epifania. Lei l'ha fatto senza troppi problemi: semplicemente non si trovava bene e ha cambiato. Punto. Ha pensato a se stessa e alla sua serenità. A non è mai passato per la mente di cambiare scuola, mai, neppure nei momenti più difficili, neppure quando gelavo alla scrivania traducendo una versione di greco alle quattro del mattino. Dovevo farlo e basta, non c'erano alternative per , la strada era dritta e ben segnata. Consideravo solo l'obiettivo e ignoravo tutto il resto. Come una spartana.

Pensando a tutto questo mi sono scoperta più indulgente verso me stessa. Che il liceo classico sia stato durissimo da affrontare, che abbia dovuto rinunciare ad un'adolescenza "normale" non solo per le mie pippe mentali, che io sia stata brava a farcela fino in fondo, senza mollare mai, a resistere senza scegliere la strada più facile, anche a costo dei voti e della mia autostima è vero. Non sono favole raccontatemi da me stessa per trovare giustificazioni a quelli che io considero voti troppo bassi, non sono scuse per potermi sentire alla pari di "quelli bravi", non sono niente di tutto questo ma è la verità. Che io sia stata migliore degli altri è reale. Finalmente lo ammetto senza sentirmi arrogante o montata. E questo mi fa stare meglio.