“L’amore è sempre stato di bocca buona riguardo ai suoi primi alimenti. Le prime conversazioni dell’amore assomigliano agli omogeneizzati dei bambini. Non importano gli ingredienti, tanto è di altro che si parla. L’amore sfida le leggi della dietetica, si nutre di tutto e un niente lo nutre. Si son viste autentiche passioni nascere da conversazioni così povere di proteine da reggersi a stento in piedi.”
— Daniel Pennac, Signor Malaussène (via cronacheincoerenti)

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queste erano le cose su cui mi incantavo da piccola: la polvere nell’aria.

Attraverso i raggi del sole il sabato mattina.

La domenica mattina.

Ogni mattina.

Anch’io mi incantavo a vedere i pulviscoli danzare nell’aria, attraverso la luce del sole. Mi capitava sopratutto d’estate, e, ogni volta, mi chiedevo di cosa fosse fatta la polvere. Una volta lo domandai a mia madre, e lei mi rispose che era fatta di pulviscolo. Allora io chiesi di cosa fosse fatto il pulviscolo, ma lei non seppe rispondermi. Ancora devo scoprirlo con certezza. So che è sporco, e acari, e chissà cosa. Ma non mi basta. È una di quelle domande eterne che si dimenticano ma si ricordano, e ci accompagnano sempre durante il nostro vivere, come cani fedeli.

Quando ti dicono: «Lei è una persona intelligente, si rende conto da sola che non può continuare così» allora occorre preoccuparsi.

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« Voglio vivere per conto mio, voglio essere libera… e non voglio mai più dover dipendere da qualcuno. »

 

(Judy Abbot – ep. 28, Un ordine ingiusto)