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Musical che amo e musical che odio.

Inizio con una grande confessione: io adoro i musical. Mi piacciono le scene cantate, non mi annoio, non perdo il filo e ho sempre trovato di estrema originalità il fatto di spiegare cosa sta succedendo o cosa provano i personaggi attraverso le canzoni.

Adoro Chicago (2002)

(il mio preferito in assoluto, sarà per la musica jazz o per l’humor nero?)

Tutti insieme appassionatamente (1965)

(E’ smielato, poco verosimile e assolutamente Disneyano, lo so, ma c’è Julie Andrews e le canzoni sono favolose)

Mary Poppins (1964)

(credo di averlo guardato almeno diecimila volte. Adoravo Mary Poppins e da grande volevo essere come lei, “praticamente perfetta sotto ogni aspetto”)

My fair lady (1964)

(C’è Audrey Hepburn. E la rana in Spagna gracida in campagna.)

e, per arrivare a qualcosa di più moderno, La La Land. (2016)

(Dolce, malinconico, romantico e…. city of stars… are you shining just for me…)

Credo di aver sempre amato i musical, credo anzi che questo amore mi sia stato trasmesso dai film di Walt Disney. Robin Hood, la Spada nella Roccia, Alice nel Paese delle Meraviglie… ogni tanto canticchio ancora “Albeggia ed il sol leon
A larghe falde sbianca il mar…”

Ma ci sono dei musical che proprio non mi vanno giù. Nonostante mi possano anche piacere le canzoni (sebbene non siano le mie preferite, le canticchio solo se mi capita di ascoltarle alla radio) non riesco a digerire la storia. Quindi li odio. Quindi non riesco a vederli. E parlo di musical famosi eh, tipo Grease, Mamma mia e Moulin Rouge.

Il primo perché è maschilista e nosense: insomma, questi due si incontrano d’estate, hanno una breve ma intensa storia d’amore e non sanno che frequenteranno la stessa scuola a settembre? O che, almeno, lei si trasferirà nella stessa cittadina? Ma di qualcosa hanno parlato o sanno solo come si chiamano? E la scena finale? Ma che, in un impeto di estrema ribellione, si sono messi tutti a fumare marijuana? Senza contare la morale della storia:

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Ma ehi! Siamo negli anni ’50, la mentalità è quella…

Mamma mia non mi piace perché ha quel femminismo becero che non sopporto. La protagonista ha una figlia e decide di non dire niente al padre, di crescerla da sola e di evitare che lei abbia una qualsiasi rapporto con lui. Deve bastarle la madre, su un’isola greca, e deve imparare a cavarsela da sola. Amazzoni scansateve.

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Ma, ehi! Gli eventi di cui si parla sono accaduti negli anni ’70 e la mentalità era quella.

Moulin Rouge non mi piace perché non mi sono mai piaciuti gli amori strazianti dove si equivoca e non si dice e lui poi pensa che lei non lo ama più etc etc. Per dire, a me non piace neanche Romeo e Giulietta. Ho sempre trovato il comportamento di quei due ragazzini decisamente stupido.

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Ma, ehi! Siamo nei primi del novecento, la mentalità è quella.

Anche in My Fair Lady la protagonista deve cambiare per poter conquistare l’amato. Questo accade anche in favole più moderne come Pretty Woman, tuttavia lui si innamora di lei poco a poco, imparando a sua volta, scoprendo e apprezzando quello che è la protagonista tutta. Inoltre anche il personaggio maschile si trasforma, cambia da quello che è all’inizio: il prof. Higgins e Edward Lewis non sono propriamente degli uomini adorabili all’inizio del film, mentre anzi li troviamo più addolciti e guariti dai loro traumi, alla fine. Insomma, i personaggi “si salvano a vicenda”, con quello che, se fossimo in un romanzo rosa Harmony, si chiamerebbe “la forza dell’amore”.

West Side Story non l’ho mai visto. Conoscendo la storia, me ne sono sempre guardata bene. Forse faccio male, forse mi piacerebbe tantissimo. Ma forse anche no.

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Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

2 Comments

    • Ah, ma quello nemmeno io! Quello che ho visto sono tutti in versione cinematografica… a teatro, mi piacerebbe vedere Chicago!

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