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Internet è un incredibile mental coaching.

https://www.npr.org/sections/ed/2017/06/10/531885001/this-week-in-education-devos-discrimination-desegregation

Primo post dell’anno nuovo.

Leggo spesso su internet varie opinioni, dissonanti e dissacranti l’una dell’altra. Osservo attentamente come possano nascere e svolgersi incredibili battaglie sul più disparato argomento possa esserci sulla Terra, e di come chi sostenga la propria opinione chiami sempre a supporto della stessa la propria autorità in materia: “Io sono…” “Io ho fatto…” “Io ho detto…” 

Io non intervengo mai in queste discussioni. Mi limito a leggere con un atteggiamento piuttosto distaccato il districarsi di queste assurde battaglie dialettiche, leggendo prima la tesi e poi l’antitesi e poi ancora la tesi; in un susseguirsi di frasi e parole e di interventi incidentali che potrebbero durare praticamente all’infinito. Non intervengo mai per una ragione principale: non è una discussione, quella che avviene per la maggior parte sui social. Non è uno scambio di idee e di opinioni; è uno scontro all’ultimo sangue fine a se stesso, dove necessariamente qualcuno deve soccombere.

Ogni primo dell’anno ho un buon proposito: quello di essere più attiva sui social, primo fra tutti Facebook, di non essere la solita asociale e di conversare più o meno attivamente  nelle discussioni. Questo perché, nonostante tutto, ritengo che lo scopo che abbia ispirato i social sia giusto: mettere in contatto più persone e permettere loro di confrontarsi, parlare, scambiare idee. Un po’ come i blog insomma, che continuano ad essere il mio strumento di condivisione preferito, sebbene siano anacronistici. Ogni primo dell’anno, dunque, mi faccio questa promessa, promessa che infrango puntualmente appena una settimana dopo: non appena, cioè, ho il tempo di leggere i dibattiti sul tutto ed il contrario di tutto portati alla mia attenzione con straordinaria  prepotenza.

Quest’anno, ad esempio, oggetto della disputa sono stati i famosi sacchetti biodegradabili a pagamento. Ho visto condividere articoli da siti improponibili, dal nome che puzzava di fake news lontano un miglio, ho visto teorie di complotti, congetture, storie così articolate da ispirare film thriller di sicuro successo. Ho visto gente lamentarsi di non avere abbastanza soldi per pagare anche i sacchetti biodegradabili e gente che trattava tutti come poveri mentecatti, dal momento che “Io ho sempre pagato le arance mettendo l’etichetta sulla buccia” o “Io ho sempre usato la sportina a rete”. Erano tutti economisti, tutti europeisti, tutti giuristi, tutti sapevano come funzionava e avevano la tronfia compiacenza di spiegarlo agli altri. Se qualcuno aveva qualcosa da dire lo tacciavano – più o meno velatamente – di ignoranza e continuavano coi paraocchi a sproloquiare delle loro convinzioni.

Capite bene che, dopo neanche tre giorni di bombardamento social, ho perso qualunque voglia di comunicare e di dire come la pensavo. Fedele al mio proposito, e desiderosa di fare qualcosa per aiutare quelli che, come me, magari avevano bisogno di fare chiarezza tra il ciarpame di notizie contrastanti che mi erano piovute addosso in meno di 48 ore, ho condiviso un articolo del Sole 24 Ore dove si parlava dei sacchetti bio. Il Sole 24 Ore mi sembra una fonte piuttosto autorevole.

Per questo dico che internet è un incredibile mental coaching. Riesce a rafforzare l’autostima di chiunque in un nanosecondo. Come è possibile, mi chiedo io, come opera questo prodigioso meccanismo? Con me non funziona mai. Ogni volta che mi sento di scrivere qualcosa, ci penso sempre cento volte, e, se anche lo faccio, tento di capire le ragioni che spingono l’eventuale persona che mi dà contro. Magari sbaglio io, non per forza deve farlo lei. Sono stata sempre aperta ad ascoltare le ragioni di tutti, di capire il loro punto di vista, anche se in disaccordo con il mio, e non sopporterei di avere qualcuno che, anziché discutere con me in maniera pacifica, mi tacciasse di ignoranza solo perché non la penso come lui. Per questo non mi trovo bene sui social, per questo il mio buon proposito naufraga miseramente dopo appena sette giorni di vita: la troppa arroganza e prepotenza mi infastidiscono, mi fanno perdere interesse per il dibattito. Mi dico che non ne vale la pena, mi dico che mi arrabbierei per l’atteggiamento tenuto e, perciò desisto.

Forse sono troppo permalosa o sensibile, chissà.

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Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

7 Comments

  1. Devo aver letto da qualche parte che sul web per ogni notizia vera c’è una notizia falsa a ribaltare la tesi. Ecco. Questo è il punto di partenza da cui si diradano poi tutte le discussioni.

  2. Anche io non amo prendere parte a queste discussioni senza fine e,a mio modestissimo avviso, che non dovrebbero avere neanche un inizio. Comunque ho visto ora il tuo blog e mi piace!

  3. Eh ma io ti seguo qui, le discussioni sui sacchetti le voglio qui! XP
    Bentornata! Io odio i social proprio per questo, le persone che fanno certe discussioni (purtroppo la maggior parte) per informarsi cercano su Google e cliccano solo sul primo suggerimento che spesso è sbagliato e senza basi reali. Tutti si sentono in dovere di dire la propria opinione… io seguo solo pagine sui fumetti e sui Lego e sono contento così! XP

    • Grazie Orso! 😀 I libri mi hanno tenuta lontana da questo spazio ma ora che ho finalmente dato (e superato!) l’esame posso tornare a curare il blog!

      Hai ragione, mi ritrovo perfettamente in tutto ciò che dici. Anche io uso Fb solo in questo senso; seguo le pagine che mi piacciono ma poi finisce lì… se lo usassi per discutere con gli altri mi mangerei il fegato ogni giorno!

  4. Ciaooo buon anno Vale!! Guarda io dalle discussioni sui social mi tengo alla larghissima a meno che non avvengano in un gruppo dove si possa realmente avere degli scambi di opinioni pacifici..il che mi è capitato solo in un gruppi chiusi che si occupano di argomenti delimitati e precisi. Tutto il resto, secondo me, è deleterio. Un bacio!

    • Ciao Sere! Vedo che non sono l’unica a pensarla così, mi fa piacere! E’ la dimostrazione che non sono così asociale come credevo di essere… 😛

      Un bacione!!!

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