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Fenomenologia di una foto di famiglia

La cosa normale, ad un evento di famiglia, è che tutti gli invitati comincino a scattare foto. La cosa strana è il sentimento mutevole che nasce nel tuo animo quando, il giorno dopo, ti arrivano tutte le immagini dove sei ritratta.

 

Nell’era di Instagram siamo abituati a foto ben fatte, con persone sorridenti, in posa, foto che soltanto cinque o sei anni fa sarebbero state viste come “vanitose” o “presuntuose”.

Immagino sia per questo che, improvvisamente, sembri ancora più strano vedersi recapitare sul telefono una foto anni ’90 dove tutti stanno facendo altro, nessuno guarda in camera e, perciò, la probabilità che i soggetti ritratti siano venuti male è dell’80%.

A me è capitato questo lunedì: il famigerato Whatsapp mi consegna una foto in cui non sono venuta particolarmente bene: sono presa frontalmente, sto ridendo con qualcuno, la frangia tagliata in maniera orizzontale e i capelli raccolti in una coda severa mi fanno sembrare un monaco benedettino, la persona seduta accanto a me sta masticando, e la foto ha, come fulcro, il centro del tavolo. Insomma, non è una bella foto di per sé. E’ una foto che io avrei bellamente cancellato dal telefono, preferendone altre da mandare ad amici e parenti. Ed invece l’autore della stessa – che, probabilmente, non frequenta Instagram e dunque è rimasto immune allo standard patinato che questo inevitabilmente impone – ha ignorato il cortese buonsenso e ha inviato a tutti tale ritratto di famiglia, ritratto che poi si è allargato a macchia d’olio, così come avviene nel 2018, finendo anche tra le mani della sottoscritta.

La prima cosa che ho pensato è stata: “Mamma mia come sono venuta male!” poi: “Mamma mia che brutta foto!” successivamente: “Ma perché condividerla, insomma, non ha visto che siamo venuti tutti male?” infine: “Per fortuna che una me l’hanno inviata, è una copia in meno da distruggere.”

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Vivo in mondo fatto di libri e computer. Bloggo dal lontano giugno 2007.

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